Addio a Fulvio Muiesan poeta della “Cittadella”

È scomparso Fulvio Muiesan giornalista e poeta, di cui molti ricorderanno le deliziose garbate poesie in dialetto triestino ospitate per trent'anni nel "Cantuccio delle Muse" de La Cittadella di Lino...
Di Marina Silvestri

È scomparso Fulvio Muiesan giornalista e poeta, di cui molti ricorderanno le deliziose garbate poesie in dialetto triestino ospitate per trent'anni nel "Cantuccio delle Muse" de La Cittadella di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna. Muiesan aveva la tessera numero 1 per anzianità di iscrizione - che risaliva al primo luglio del 1940 - all'Albo dei giornalisti professionisti del Friuli Venezia Giulia.

Da anni faceva vita ritirata, dedicandosi alla lettura degli amatissimi classici dell'Ottocento francese, ma sempre informato sui fatti del mondo di cui gli piaceva discutere. Prediligeva la Trieste notturna e metafisica che aveva conosciuto uscendo dalle redazioni dei giornali a tarda ora.

Laureato a Padova, dopo aver studiato a Pisa e prima al Liceo Petrarca di Trieste, aveva iniziato a lavorare nel 1938 al “Popolo di Trieste”, giornale diretto da Carlo Barbieri, successivamente era stato assunto al “Piccolo Sera” da Chino Alessi di cui era amico d'infanzia.

Una carriera professionale lunga che gli ha dato modo di conoscere la cronaca e la realtà storica della città e del Paese. Prigioniero negli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale ha diretto il settimanale per i prigionieri italiani inquadrati nella Italian Service Units.

Rientrato in Italia ha lavorato a Roma per la Associated Press, per il servizio stampa della Rko Radio Film e come consulente per lo European Recovery Program, un incarico che lo ha riportato in America e in numerose capitali europee. Successivamente ha curato la promozione internazionale di importanti complessi industriali ed è stato responsabile delle pubbliche relazioni per i Cantieri Riuniti dell'Adriatico, e ancora caporedattore della sezione editoriale dell'Iri.

La vita lo ha portato a incontrare personaggi come il presidente americano Dweight D. Eisenhower e Papa Pio XII.

Le sue liriche sono state pubblicate dall'Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, "Dentro de mi Trieste", 1980 a cura di Bruno Maier e Gianfranco Scialino, e della casa Editrice Italo Svevo, "Trieste a memoria" (1971), "Ti come Trieste" (1973), "Trieste e altre fiabe" (1974), "Le triestine" (1975), "Amor de Trieste" (1976) e "Noi de Trieste" (1977), "Le rime per Trieste 1970-1995" (1995).

Scrisse Maier: «La Trieste di Muiesan, evocata nei suoi molteplici aspetti anche minori e minimi con intensa e commossa partecipazione, è una città incantata, sognata, magica, e insieme una realtà concreta, rivissuta liricamente in un alterno gioco di nostalgia e ironia. Ne risulta una rappresentazione di Trieste che per un suggestivo processo di identificazione esistenziale e psicologica sembra di avere sempre avuto dentro di noi: un luogo dell'anima».

A Trieste sono dedicate anche le brevi prose di "Città privata" (1980), "Giorni e Avventure di un'infanzia a Trieste" (1992). Una raccolta di poesie in francese: "Le fil blanc du temps", è stata presentata a Roma nel 1977 dal Centro Culturale Francese tra le opere dei poeti francesi contemporanei.

Elvio Guagnini ha scritto per Archeografo triestino un saggio intorno ai suoi componimenti poetici, intitolato "Sui frammenti di una città della memoria".

Nato il 6 luglio 1918, è scomparso il 3 luglio scorso, avrebbe compiuto a giorni 97 anni. «Fino a novembre del '18 - raccontava, - mio padre, che era un ufficiale dell'Imperial-regia Marina austriaca, ricevette le 300 corone che erano il “soprassoldo” per i figli».

Lucido, ironico, disincantato da un attualità in cui non si riconosceva più, lascia in chi lo ha conosciuto il ricordo di conversazioni colte e brillanti e di squisita elegante cortesia.

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