Ballaben, concerto all’alba sul mare chiude in bellezza TriesteLovesJazz

TRIESTE. Si chiude alle 4.50 di domani, domenica, con il tradizionale concerto all'alba sul Molo Audace, affidato quest’anno al polistrumentista e arrangiatore Marco Ballaben, la nona edizione di TriesteLovesJazz.
«Il progetto – spiega il pianista triestino - è nato quasi casualmente da una chiacchierata tra me e il direttore artistico, Gabriele Centis: da un po' mi dedico a comporre musiche per immagini, quindi quale migliore occasione?»
«Le sensazioni – prosegue Ballaben - sono tutte da provare. Puoi immaginarti qualcosa, ma davanti a quel paesaggio, chissà... Fa sensazione trovarsi in una luce nella quale cielo e mare si confondono».
«La difficoltà di questi concerti – aggiunge Ballaben - è quella di raggiungere l'immaginifico di più persone possibile. Offrirò la mia interpretazione di ciò che vedrò e sentirò e spero che venga condivisa. Gli stimoli sono tanti: la gente, la visione di Trieste da quell'angolazione e a quell'ora e, non ultimo, il piano».
Il musicista promette delle sorprese. «Una parte del programma sarà creata all'istante, poi suonerò le mie composizioni con uno sviluppo più largo della struttura e infine farò qualche citazione pop: una cosa che mi intriga. Fonti di ispirazione, oltre alla natura, saranno Debussy, Satie, Jarrett, Lyle Mays, Sakamoto».
Ballaben spazia dalla classica al pop. «Il mio atteggiamento è sempre stato quello di farmi investire dal suono e capire se ciò mi procura emozioni: si tratti di Chopin o dei Chemical Brothers non ha importanza. L'importante è saper riconoscere il talento. Da tempo non sopporto più il lato funambolico, i virtuosismi incomprensibili ai più. Nel mio amore incondizionato per la musica ci sta quindi suonare pop, rock o qualsiasi cosa fatta bene e assieme a musicisti preparati e divertenti» (come quelli del trio che da anni compone con Giulia Crocini ed Enrico Pellizzari).
«Attualmente – chiosa Ballaben - sto lavorando a un progetto per piano solo, tastiere e ritmica più elettronica. L'acustico e l'elettrico sono due mondi che mi hanno sempre affascinato in ugual misura».
E per il festival, è già tempo di tirare le somme. «Il bilancio è più che positivo – rileva Centis –: la rassegna è stata premiata da un crescente successo e da una grandissima affluenza in tutte le serate. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare la varietà di proposte, dal jazz più classico a quello d’avanguardia, alla commistione con altri generi. Di altissimo livello le performance dei big che hanno visto una piazza Verdi gremita anche da moltissimi turisti. Non da meno tutti i musicisti locali, nazionali e internazionali che hanno suonato tra la piazza e il suggestivo giardino del Museo Sartorio. Particolarmente sentita infine la serata dedicata al ricordo di Lelio Luttazzi. Un ottimo auspicio - conclude Centis - per festeggiare il decennale nel 2016».
Gianfranco Terzoli
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