Va in scena il teatro del futuro con i maestri della Biennale

VENEZIA. Duecentosettanta minuti. Quasi cinque ore di performance. Una lunga suite in sette capitoli che si snoderà questo pomeriggio in alcuni spazi veneziani. Dalle sale del Conservatorio Marcello...
Di Roberto Canziani
Die Ehe der Maria Braun Nach einer Vorlage von Rainer Werner Fassbinder Drehbuch: Peter Märthesheimer und Pea Fröhlich Regie: Thomas Ostermeier Bühne Nina Wetzel Kostüme Ulrike Gutbrod, Nina Wetzel Video Sébastien Dupouey Musik Nils Ostendorf Dramaturgie Julia Lochte, Florian Borchmeyer mit Ursina Lardi Copyright by Arno Declair Birkenstr. 13b, 10559 Berlin Telefon +49 (0) 30 695 287 62 mobil +49 (0)172 400 85 84 arno@iworld.de Konto 600065 208 Blz 20010020 Postbank Hamburg IBAN/BIC : DE70 2001 0020 0600 0652 08 / PBNKDEFF Veröffentlichung honorarpflichtig! Mehrwertsteuerpflichtig 7% USt-ID Nr. DE118970763 St.Nr. 34/257/00024 FA Berlin Mitte/Tiergarten
Die Ehe der Maria Braun Nach einer Vorlage von Rainer Werner Fassbinder Drehbuch: Peter Märthesheimer und Pea Fröhlich Regie: Thomas Ostermeier Bühne Nina Wetzel Kostüme Ulrike Gutbrod, Nina Wetzel Video Sébastien Dupouey Musik Nils Ostendorf Dramaturgie Julia Lochte, Florian Borchmeyer mit Ursina Lardi Copyright by Arno Declair Birkenstr. 13b, 10559 Berlin Telefon +49 (0) 30 695 287 62 mobil +49 (0)172 400 85 84 arno@iworld.de Konto 600065 208 Blz 20010020 Postbank Hamburg IBAN/BIC : DE70 2001 0020 0600 0652 08 / PBNKDEFF Veröffentlichung honorarpflichtig! Mehrwertsteuerpflichtig 7% USt-ID Nr. DE118970763 St.Nr. 34/257/00024 FA Berlin Mitte/Tiergarten

VENEZIA. Duecentosettanta minuti. Quasi cinque ore di performance. Una lunga suite in sette capitoli che si snoderà questo pomeriggio in alcuni spazi veneziani. Dalle sale del Conservatorio Marcello e della Fenice alle sale d'armi nel comprensorio dell'Arsenale - preziose location per un'occasione particolare, com'è la giornata conclusiva del 43simo Festival di Teatro della Biennale.

Il percorso rappresenta l'esito di sette laboratori che altrettanti maestri del teatro internazionale hanno realizzato, in sette giorni, con 350 giovani performer provenienti da 35 Paesi e selezionati per questa edizione di Biennale College. Il progetto, che dal 2011 si affianca agli spettacoli del Festival, si intitola quest'anno “La terra trema” e crea un ponte tra la contemporanea regia teatrale e una generazione di attori che per ragioni anagrafiche non hanno conosciuto l'affermazione e il tramonto della regia nel '900. Sperduti e curiosi, mentre i terreni dell'arte franano sotto i loro piedi, osservano con il disincanto della loro età la forte accelerazione di questi due decenni. Nuove tecnologie e ibridazioni di linguaggi si distendono davanti ai loro occhi in uno scenario di cui nessuno può prevedere l'evoluzione. Negli spettacoli e nelle idee che i “maestri del nuovo” presenti in questa edizione del Festival hanno messo in gioco, essi possono leggere indizi, intuizioni, prospezioni. Appare davvero un gioco, quello inventato da Christoph Marthaler (lo svizzero Leone d'oro alla carriera 2015) a cui piace destrutturare, secondo i moduli della cucina più recente, il genere della farsa. E servire l'ottocentesco drammaturgo francese Eugène Labiche alla moda molecolare, alternando lunghi silenzi e inserti musicali. Tanto che sfugge il filo della vicenda (ma il titolo dell'originale era proprio “La polvere negli occhi”) e si sente distinto il sapore del divertimento per palati fini.

All'opposto il berlinese Thomas Ostermeier si è impegnato su una delle più dense sceneggiature cinematografiche di Fassbinder, “Il matrimonio di Maria Braun”, per ricostruire a teatro con cinque attori soltanto la “miracolosa” crescita della Germania del dopoguerra. Ma il sentimento e l'occhio critico sono quelli di oggi.

Si fa sempre più strada intanto l'impianto coreografico (Falk Richter racconta ballando lo sperdimento di chi si avventura nella galassia del Dark Web: l'internet più ambiguo, tentante, pericoloso) ma c'è pure chi minuziosamente ricostruisce uno studio radiofonico e in “Radio Odio” illustra il potere che il mezzo ebbe su una popolazione intera (si parla del genocidio del '94 in Ruanda). Così che ci fa inorridire la forza di persuasione dei media di massa.

Difficile individuare un filo comune. Affascinante intravvedere qui il futuro del teatro.

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