Le spose sepolte nella provincia

Marilù Oliva firma una storia tesa e attuale 

Un borgo idilliaco stretto tra saliscendi di verdi colline, i calanchi dell'Appennino bolognese e le trasparenze di un lago cristallino. Auto off-limits, inquinamento sconosciuto, Monterocca è un luogo da sogno, un microcosmo dove tutto è eco-friendly e risponde ai canoni di risparmio energetico, bioedilizia, cibi non trattati e benessere. Peculiare soprattutto per la sua amministrazione: a gestirlo, è una giunta al 100% femminile, più volte riconfermata per il buon governo, anche da un soddisfatto elettorato di uomini. Una cittadina dove la meritocrazia esiste e le sue donne, così valorizzate, sono messe in grado di esprimersi al meglio: ogni angolo, dal più stretto vicolo al vialone scenografico alla locanda, è lì a fungere da ispirazione, intitolato a figure che la comunità tiene a esempio, dalla partigiana uccisa dai fascisti Irma Bandiera a Tina Modotti fino a Margherita Hack.

Un incanto dove però, come nella miglior tradizione letteraria e cinematografica da “Peyton Place” e “Twin Peaks”, non tutto è così elegiaco come sembra, facendo intravedere le prime crepe quando verrà scoperto un cadavere sgozzato e infilzato di spilli come in un rito voodoo. Ma “Le Spose Sepolte” di Marilù Oliva (HarperCollins Italia, pagg. 382, euro 17) si rivela, man mano che ci si addentra nella lettura, molto di più di un giallo appassionante che scava, cosa che peraltro fa egregiamente, nel lato oscuro della provincia, scandagliando l'inquietudine ben celata dietro la facciata perbene dei personaggi che la popolano. Otto romanzi all'attivo, la bolognese Oliva si occupa da sempre di questioni di genere all'interno della società e qui ne innesta, con intelligenza e sensibilità, i temi più forti, dal dramma dei femminicidi alle discriminazioni sul lavoro, offrendo spunti di riflessione affatto banali e creando, fondendolo con la trama gialla, un mix originale e solido.

L'assassino, infatti, non sembra agire per motivi d'interesse, ma per vendicare donne che non hanno mai ottenuto giustizia per la loro morte violenta: i resti di queste “spose sepolte” verranno ritrovati proprio grazie al killer, che costringe chi le ha fatte scomparire, mariti o compagni poi assolti, a confessare dove hanno nascosto i corpi, per poi ucciderli. Impossibile non andare con la mente ai volti della cronaca, da Elena Ceste a Melania Rea a Noemi Durini, cancellate per mano dei propri compagni; una scia che arriva dritta ai giorni nostri, dalla pittrice Renata Raposelli alla giovane Laura Petroliti. Donne spesso mai ritrovate, come Mariella Cimò o Roberta Ragusa, ricordata nella dedica dell'autrice insieme «a tutte le altre che non hanno fatto più ritorno».

Liberissima ispirazione, comunque, per uno sviluppo che non è mai morboso ma anzi molto umano: Oliva sceglie l'espediente della doppia narrazione: il “qui e ora” a Monterocca, con l'indagine in corso e, parallelamente, ieri, il passato, con una bimba che racconta in prima persona la sua infanzia intrisa di solitudine e quotidiane angherie, prossime a sfociare nel giorno che dividerà per sempre «il prima dal poi». L'autrice è ancora più abile nel non andare a marcare confini netti tra Bene e Male facendoci, se non solidarizzare, almeno tentare di comprendere le origini del dramma che scatenerà la furia omicida, cercata in ogni modo di evitare chiedendo sostegno alle persone intorno: grido, però, sempre passato inosservato, perché «la gente ha l'incredibile capacità di farsi nebbia quando qualcuno invoca aiuto». L'ispettrice Micol Medici, eroina tutt'altro che imbattibile, sarà l'unica a capire, dotata di sensibilità ed empatia. Tra i lettori, c'è chi mangerà la foglia prima, chi dopo, ma l'impianto regge ottimamente il colpo di scena.

Grintoso, incalzante, convincente nell'incedere e nella costruzione, il thriller gode di un ritmo teso che aggancia subito il lettore tenendolo in scacco fino all'ultima pagina. Piace la malia delle location e l'atmosfera che da bucolica vira all'horror in quello che è lo sviluppo più suggestivo del libro, quello relativo a un misterioso Istituto di ricerca con tanto di esperimenti segreti, come il tratteggio, oltre Micol, di altri riusciti personaggi: su tutti, la Circassa, enigmatica erborista dalle strane pozioni, moderna strega come ogni favola nera che si rispetti.

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