Niola: «Domenica festiva? Gli Amish al governo vanno contro la modernità»

l’intervistaNon bisogna dedicare il tempo libero solo al consumismo. Questo è il messaggio con cui sono stati presentati alla Camera i cinque disegni di legge sulla chiusura dei negozi alla domenica....

l’intervista



Non bisogna dedicare il tempo libero solo al consumismo. Questo è il messaggio con cui sono stati presentati alla Camera i cinque disegni di legge sulla chiusura dei negozi alla domenica. Una proposta che fa discutere perché ci si chiede quanto siano radicate le nuove abitudini di vivere il tempo libero e quanto sia difficile tornare indietro. Il professor Marino Niola, che insegna Antropologia dei Simboli all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa e alcuni anni fa all’Università di Trieste era stato tra i fondatori del primo Corso di laurea italiano in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità, ha tra i suoi campi di interesse il rapporto tra tradizione e mutamento culturale nelle società contemporanee. È a lui che chiediamo se questa linea che, a detta di chi l’ha presentata, Lega e Cinquestelle, intende restituire ai «cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d’uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività», esprime davvero un bisogno presente nella nostra società.

«Per niente - risponde Niola -. È una decisione che va contro la modernità. Anche perché nella società delle libertà e dell'individualismo, gli Stati Uniti ce lo insegnano, un esercizio commerciale può scegliere di stare aperto come vuole. In questo caso si torna indietro a un dibattito che è antico quanto la modernità».

Quando si comincia a mettere in discussione il giorno festivo?

«Quando la produzione diventa una specie di religione civile, allora il bersaglio diventano le feste. Uno dei fattori determinanti di questa etica moderna, una etica produttivista fondata sulle libertà e sulla produzione, è proprio la riforma protestante che, rovesciando l’ora et labora, ti dice: prima lavori e poi preghi. Tant'è vero che il protestantesimo abolisce tutte le feste dei santi perché le considera una zavorra per l'economia. Nel ’700 un operaio tessile lavorava 283 giorni all'anno, e prima si lavorava ancora meno, con una continua interruzione per le feste. Napoleone considerava la domenica una perdita di tempo, un’inutile pausa deconcentrante e fiaccante».

Ha parlato di dibattito antico. C’erano quindi anche delle voci contrarie alla domenica festiva.

«Una era quella di Rousseau. E questo è interessante, perché non è un caso che questa proposta della chiusura dei negozi la domenica venga dai Cinquestelle, che si rifanno spesso a Rousseau, tanto da chiamare così la loro piattaforma on line. Rousseau vedeva nelle feste un momento per rigenerare il legame sociale, per stare insieme, per riprodurre la forza lavoro».

Una delle tesi a favore è che le famiglie avranno più tempo per stare assieme.

«Ma le famiglie ormai sono unite in altro modo, non come si pensava una volta andando a messa o stando assieme intorno alla tavola. Oggi si va nei grandi centri commerciali, che sono le nuove agorà della società postmoderna, l’attuale gita fuori porta della famiglia. È là che si sta insieme, si mangia, c'è il parco giochi per i bambini. Questo provvedimento toglierà a molte famiglie la possibilità di quella gita-shopping che è diventata lo spostamento di massa degli italiani».

Che idea di società c’è dietro questo progetto?

«Mi sembra un'idea di società e di famiglia un po' vecchia. In questo si riconosce probabilmente una parte dell'elettorato Cinquestelle, che non a caso è quello contrario ai vaccini, alla Tav e a un sacco di altre cose della modernità. E poi è inopportuno che una legge intervenga in un processo che dovrebbe essere deciso dai diversi attori sociali ed economici a seconda delle esigenze dei territori».

Come è cambiato negli ultimi anni il rapporto tra giorno di festa e giorno di lavoro?

«La nostra festa è diventata come il nostro lavoro, entrambi sono multitasking, non c'è più un tempo assolutamente libero e un tempo assolutamente lavorativo. Molti di noi lavorano la domenica ed è assurdo che se ho una domenica non posso fare quello che posso fare negli altri giorni della settimana, come andare in un centro commerciale, perché agli Amish che sono al governo non fa piacere».

Il tempo libero nasce negli anni Trenta del ’900. È possibile pensare che questa iniziativa prefiguri una società totalitaria?

«Non credo, nel caso del fascismo si cercava di organizzare il tempo libero e favorire i ceti meno abbienti, mentre dietro a questa disposizione di chiusura non vedo altri provvedimenti che possano favorire momenti di aggregazione o misure sociali di welfare».

Qual è il gradimento della popolazione?

«Tra le persone che conosco non ho sentito un solo favorevole, neanche tra i miei studenti all'università. Secondo me non piacerà neanche a molti degli elettori dei partiti di governo. E comunque in un modo o nell'altro verrà applicata la solita interpretazione all'italiana, passata la festa gabbato lo santo».

Però la Chiesa è favorevole...

«È favorevole perché pensa che la gente diserta la messa perché va a fare altre cose, ma se non potrò andare al centro commerciale l'ultima cosa che mi verrà in mente sarà sostituirlo con la messa. E se così fosse sarebbe ben meschino il motivo che porta le persone in chiesa. Ma questo è un provvedimento talmente inqualificabile che non me la sento di attribuirlo alla Chiesa». —



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