La grande avventura di Basaglia in scena con Dell’Acqua e Cirri

L’«impensabile liberazione» dei matti da domani viene raccontata in Sala Bartoli Lo psichiatra: «A Trieste è successo qualcosa di grande, da condividere con i giovani»

trieste

Settimana di debutti per il Rossetti, che domani alle 21 aprirà la Sala Bartoli con “(Tra parentesi) la vera storia di un'impensabile liberazione”, uno spettacolo prodotto dallo Stabile regionale e che si inserisce nell'ambito dell'attività "proESOF". Protagonisti e autori di questa conversazione scenica saranno Massimo Cirri e Peppe Dell'Acqua, diretti da Erika Rossi. «Proviamo a raccontare la storia di Basaglia che inizia a Gorizia nel 1961 e che è proseguita qui a Trieste - spiega Cirri -. La salute mentale di tutto il mondo è cambiata qui e questa storia andava raccontata anche perchè non è mai finita».

Non solo una storia di malattie mentali ma anche la storia di ognuno di noi. «Cercheremo infatti di capire come ci guardiamo noi oggi. Franco Basaglia vedeva i malati come persone, oltre la loro malattia», aggiunge Cirri. Sono passati quarant'anni dall'approvazione della legge 180, «ma questa storia non sarebbe potuta nascere se Basaglia non avesse iniziato a interrogarsi su chi fosse quello squilibrato, quel malato di mente, quel cittadino che ancora oggi spesso viene nascosto dietro a una diagnosi», spiega Dell'Acqua. Una rivoluzione che ha saputo mettere tra parentesi la malattia, «ma questo non significa negarla, come spesso affermano molti psichiatri. Siamo consapevoli della necessità delle cure, ma non devono più esserci reclusioni», aggiunge. Il percorso di Basaglia è stato un terremoto, è noto in tutto il mondo e Trieste ha espresso in quegli anni due direttori generali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La “conversazione” vedrà Dell'Acqua nei panni del narratore e Cirri in quello di provocatore, o "badante in scena", come si è scherzosamente definito, con contributi video. «Quando il direttore Franco Però mi ha proposto questa sfida - spiega Dell'Acqua - non ho potuto che accettare. Volevo restituire a Trieste e a tutta l'Italia quel patrimonio che ci ha lasciato Basaglia con il suo coraggio. Ho lavorato per quasi cinquant'anni e ci sono parole, racconti e momenti difficilissimi che non posso portare via con me. È successo qualcosa di grande e non posso non condividerlo con i giovani, e con tutti coloro che avranno piacere di ascoltarci». Un medico e un conduttore radiofonico di Caterpillar condivideranno il palcoscenico dopo che la vita li ha portati a condividere un percorso di attività nei servizi di salute mentale. «E pensare che tutto inizia - spiega Cirri - da un giovane medico a cui a Padova avevano detto che non avrebbe mai fatto carriera perché era troppo filosofo. Al suo matrimonio il suo migliore amico gli ha regalato l'opera completa di Sartre, il filosofo esistenzialista. Se per il tuo matrimonio il tuo testimone ti regala Sartre direi che qualcosa del filosofo in lui ci fosse per davvero, e mi piace pensare che questo spettacolo abbia qualcosa di Sartre ma anche qualcosa di tutti noi». —



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