Ljuba e Luciano dalla Slovenia in Friuli l’amore oltre i confini di Angelo Floramo

Ci sono tante pagine dedicate a Trieste e all’Istria ne “La veglia di Ljuba” (Bottega Errante), primo romanzo di Angelo Floramo, docente, medievista, consulente scientifico della Biblioteca...



Ci sono tante pagine dedicate a Trieste e all’Istria ne “La veglia di Ljuba” (Bottega Errante), primo romanzo di Angelo Floramo, docente, medievista, consulente scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele dal 2012. «“Ljuba”, amore in sloveno, è l’affettuoso nomignolo con cui mio padre Luciano chiamava la mamma - spiega l’autore - e la veglia è stata l’ultima di mia madre al capezzale di papà prima che morisse nel 2013. Il romanzo è sì nato dall’urgenza di raccontare la storia della mia famiglia, ma anche il territorio complesso, meticcio, sospeso sul confine, in cui questa famiglia affonda le sue radici». Luciano e Laura (Ljuba) si conobbero a San Daniele del Friuli (città di cui poi Luciano fu per anni l’amato sindaco), dove Floramo approdò nel 1945 dopo aver vissuto il primo periodo della profuganza proprio a Trieste.

Nel libro, i Silos, zona di raccolta dei profughi, vengono descritti molto bene. «Così come vi sono ampie pagine dedicate alla Trieste dell’epoca – fa sapere l’autore - percorsa da opposti venti e fermenti, segnata dal terribile capitolo della repressione fascista degli sloveni, ma anche la città della libreria di Saba, che mio padre visitò da giovane». Luciano Floramo, laureatosi a Trieste in filologia classica facendo il pendolare in bicicletta da Cividale, dove aveva trovato lavoro come istitutore, era nato a Sveto, nell’attuale Slovenia, da padre ferroviere socialista inviato al confino e madre maestra, «ma senza bacchetta per chi non imparava bene l’italiano», precisa Angelo. Luciano sposò sempre la causa degli ultimi. «Fino a quando, consigliere regionale della Dc, insieme con i colleghi del Pci – ricorda Angelo - fece una legge per l’accoglienza dei Rom». “Floramo zingaro tornatene in Istria”, fu la scritta apposta davanti a casa sull’asfalto, racconta l’autore. «Papà non la fece mai cancellare, anzi ne andava fiero come di una medaglia». Una lezione di grande attualità, «visto che ancora abbiamo persone che scappano da zone complesse, come hanno fatto i nostri profughi, anche se fingiamo di ignorarlo».

Il romanzo si snoda come flusso di coscienza. Pagine anche dure, «per denunciare vicende spesso rimosse – spiega Angelo - come l’impiccagione di bambini a Tolmino ordinate dai nazisti nel 1943, e i pestaggi dei fascisti in un periodo di vera e propria pulizia etnica». Il libro sarà presentato il 25 ottobre a San Daniele e il 6 novembre (ore 21) a Udine al Teatro S. Giorgio in un appuntamento ideato con Css e Libreria Moderna Udinese. —

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