Vicky Landi, da Zara a Trieste si lancia nella sfida dell’editoria

Olivia è una ragazza triestina che vive a Roma. Ha una carriera da avvocato avviata, è circondata di amiche e potrebbe avere tutto quello che desidera. Ma ha un problema: è perdutamente innamorata del suo ex fidanzato. Non riesce proprio a imparare la vecchia regola che insegna a non intestardirsi con una minestra riscaldata. E così i dispiaceri e i tormenti del cuore si accavallano uno all'altro. A Ladispoli, sulle bellissime spiagge del litorale romano, Olivia si confronta con le sue amiche di sempre, Bruna, Anna, Mimi e Ira, e con la loro complicità tenta di coronare il suo sogno romantico. Ma la ragazza non disdegna anche i consigli della rivista Cosmopolitan e gli insegnamenti della filosofia feng shui: i risultati sono rocamboleschi e buffi, e a volte scivolano proprio nella comicità.
Olivia e le sue compagne sono le protagoniste del romanzo “Non chiamarmi amore” (ZaraB Edizioni, pp. 370, euro 19) scritto da Vicky Landi, autrice croata di Zara di origini italiane che vive a Trieste e che nel 2011 aveva pubblicato “Comincio domani”, il suo primo libro, in cui apparivano già le stesse eroine. Entrambe le storie si basano sulla complicità femminile e sulle alleanze che le ragazze attuano per riallacciare un amore perduto. Ma non mancano i momenti dedicati allo shopping per svagarsi e chiacchierare, la ricerca non sempre facile di un lavoro e gli incontri con uomini di ogni tipo, spiazzanti o sorprendenti.
Una classica storia d'amore? Non proprio, l'accento è puntato piuttosto sull'ironia e l'happy end finale non è scontato. La vicenda ha inizio con il compleanno di Olivia: alla soglia dei trentatré anni la donna vuole finalmente trovare un marito che corrisponda in tutto e per tutto all'immagine che si è fatta dell'uomo ideale e che in più voglia come lei costruirsi una famiglia. Da questa azione si sviluppa tutta la trama, ricca di momenti esilaranti e di colpi di scena. Per evitare la catastrofe Olivia dovrebbe semplicemente dar retta al suo cuore ma naturalmente la ragazza non si muove mai con la giusta prudenza. «Quando scrivo una storia - dice Vicky Landi - tengo presenti tre elementi che sono fondamentali per me: la fantasia, l’ispirazione e l’esperienza. Le mie sono delle vere e proprie commedie, ricche di scene, battute e situazioni buffe. Non posso negare che a fornirmi il materiale principale sono le mie amiche, quelle di ieri e quelle di oggi. Ho imparato che il tempo rende incantevoli i ricordi anche se ritornare con la mente al passato non è mai stato nel mio stile».
Il rapporto dell'autrice con Trieste è molto forte e si riflette anche nella protagonista del suo romanzo. «Spero che nessuno si offenda - continua Landi - ma io i triestini non li considero italiani, per me sono semplicemente triestini. E non ci sono differenze tra triestini, dalmati, fiumani e istriani perché parliamo lo stesso dialetto e abbiamo una storia che ci accomuna. Noto molte più differenze tra i triestini e i romani. Dopo la laurea in Giurisprudenza mi sono trasferita a Roma dove ho vissuto per anni. Ma io ho un spirito molto turbolento e non posso vivere troppo lungo in un posto. Il destino mi ha portato inaspettatamente a Trieste per ben due volte e ora non so più nemmeno io da quanto tempo ci vivo».
La determinazione e l'intraprendenza di Vicky Landi sono notevoli: da poco ha fondato una casa editrice, la ZaraB Edizioni, con cui ha pubblicato il romanzo “Non chiamarmi amore” e per i cui tipi stanno per arrivare in libreria altri due volumi: “The Fabulous Single Life” di Elisabeth Spohn e “Top Secret” di Anna Krum. Coraggiosa la scelta di lanciarsi nell'editoria. «L’idea di una casa editrice mi girava per la testa da tempo, soprattutto dopo l'uscita del mio primo romanzo, presentato anche al Pisa Book Festival. Spesso capita che, col suo stesso libro, uno scrittore abbia le mani legate. Così ho messo su una squadra con Cristina Petronio e Sergio Juzbasich e ora ci proponiamo di pubblicare anche testi di psicologia, storia e poesia. Difficile? Certo ma le sfide non mi spaventano». —
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