Miramare resta aperto sulle pagine del Piccolo: contro l’isolamento una dose di armonia

Nessuno può godere delle mostre e della fioritura dei bulbi ma così possiamo continuare a visitare gli spazi del castello

TRIESTE Molte volte mi sono chiesta come la bellezza possa esistere se nessuno la vede, e se non sia proprio l’occhio dello spettatore a farla esistere nella sua pienezza. Rimugino questa domanda in questi giorni mentre mi aggiro tra le sale vuote del Castello e nei sentieri del Parco deserto, rammaricandomi dello spreco di questo patrimonio che nessuno può vedere, perché siamo tutti invitati a stare chiusi in casa per preservare noi stessi e gli altri da questo virus.

Non è soltanto perché i musei sono chiusi e due esposizioni importanti che avremmo dovuto inaugurare in questi giorni sono sospese in attesa di una nuova data, mostre che hanno comportato per noi grossi investimenti e un enorme lavoro, che ora rischia di essere vanificato. Tutti stiamo perdendo molto in questo periodo, e non solo la nostra libertà di movimento che tanto amiamo e a cui siamo affezionati.

Non è solo per via dei 61 mila bulbi piantati mesi fa nel parco dai nostri giardinieri, che sono spuntati e che ora stanno fiorendo. Doveva essere una sorpresa primaverile per i nostri visitatori, che adesso nessuno vedrà, ad eccezione di Max, il gatto del Castello che si aggira solitario e sconsolato nei giardini, chiedendosi dove siano finiti tutti quanti.

Non è solo il dispiacere per un progetto sospeso o interrotto, è che sono convinta del valore insito che esso poteva e può apportare al benessere e alla vita di tutti. Credo nel potere terapeutico del verde, dell’arte e della bellezza. Ed è per questo in fondo che tante persone visitano parchi, mostre e musei.

Ma se i visitatori non possono raggiungere i musei bisogna portare i musei nelle case di tutti, affinché si possa godere della loro ricchezza, scoprirne nuovi aspetti, ma anche apprendere il lavoro che si sta facendo a musei chiusi per curarli, migliorarli, renderli più attrattivi. Un museo è una piccola fucina operosa dove si creano esperienze di conoscenza, si producono educazione e cultura.

In questo momento, come noi, tanti musei in Italia lo stanno facendo: si raccontano e cercano un accesso al pubblico tramite i media. Questo io chiedo al giornale della città che tutti leggono ogni giorno, di darci uno spazio per contribuire a curare le anime con una piccola dose di armonia, di concedere una finestra aperta su un museo chiuso, e mostrare il lavoro che avviene dietro le quinte.

Perché un museo non può chiudere, deve restare aperto con le modalità che oggi la tecnologia e la comunicazione ci consentono se vuole mantenere la sua funzione pubblica, educatrice e culturale.

In questo momento cupo in cui siamo obbligati a stare lontani gli uni dagli altri è vitale condividere piccole esperienze di grazia, cura e consapevolezza. —

*Direttore del Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare


 

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