I cactus di Amedeo d’Aosta, firmati dal vetraio Martinuzzi

Nella parte museale otto oggetti decorativi  dell’artista muranese rappresentativi delle tendenze dall’Art déco al modernismo

L’alto artigianato artistico italiano, dalla fine degli anni Venti fino al decennio successivo, sostituisce all’organicità biomorfica, alla linea calligrafica e serpentina dell’Art Nouveau il gusto per la natura esotica o selvaggia della visione Art déco. Dai delicati glicini e iris l’interesse si trasferisce alle camelie e alle rose per quanto geometrizzate ancora simmetriche, per volgersi infine all’apprezzamento delle forme bizzarre e irregolari, 'antigraziose', delle piante grasse tipiche dell’arredo del cosiddetto Stile Novecento e più consone alla semplicità dell’abitare moderno. A Miramare, nella parte museale allestita con la collezione dei pezzi appartenuti al Duca Amedeo d’Aosta che abitò nel Castello con la famiglia negli anni Trenta - adattandolo allo stile di vita moderno senza rinunciare a una forte personalizzazione degli ambienti - incontriamo una serie di otto oggetti decorativi in vetro, tutti eseguiti dal muranese Napoleone Martinuzzi (1892–1977). Tre piccoli vasi ornamentali, una donna che si ripara sotto una palma, una Sirena bicode e tre Cactus vitrei, oggetti puntuali rappresentanti del cambiamento di gusto in atto nel periodo: dall’Art Nouveau, stile floreale per antonomasia, fino al modernismo dalle linee sobrie ed essenziali e un’estetica raggiunta attraverso le singolarità delle piante succulente o adattando un soggetto particolare, tanto esotico e mitologico quanto maggiormente concreto e in corpo.

L’autore, Martinuzzi fu scultore e abile maestro vetraio molto apprezzato dell’epoca, prima in qualità di direttore artistico della «Vetri Soffiati Muranesi Venini & Co» e nel 1932 fondatore con il socio Zecchin di un’officina propria, la «Zecchin-Martinuzzi Vetri artistici e mosaici». Figura tra i suoi più celebri estimatori e assidui committenti Gabriele D’Annunzio che abbellì il giardino e le stanze del Vittoriale con le sue opere scultoree e in vetro.

Nella serie fortunata delle piante grasse, afferente alla produzione matura, eseguite in diverse occasioni e anche in grandi dimensioni, Martinuzzi prosegue con la sperimentazione del vetro pulegoso. Una tecnica da lui ideata a partire dal 1928, la lavorazione a puleghe: processo di bolle d’aria irregolari addensate con l’aggiunta di petrolio e agenti chimici durante la fusione, tale da rendere la materia vitrea insolitamente opaca e dall’effetto spumoso. Grazie alla innovativa tecnica, oltre che nella resa materica anche nella scelta dei colori, vi è un deciso cambio di rotta. Perfettamente testimoniata dai tre Cactus conservati nella teca originaria di Miramare.

Martinuzzi, di approfondita competenza botanica, preferisce alle trasparenze e iridescenze dei vetri Liberty, i toni decisi e turgidi dell’agave verde scura, la raffigurazione realistica e in corpo del cactus tipico che lo rende simile a un manufatto di porcellana e l’elegante rosso bordeaux dell’infiorescenza della pianta esotica splendidamente abbinata al vaso nero smerigliato in foglia d’oro. —

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