I racconti grossi di Paola Masino ritorna una voce del Novecento

“La signora lesse: OTTO BAMBINI FUCILATI DAGLI INSORTI. Era scritto a caratteri cubitali sulla prima pagina del giornale: il solo titolo invadeva sette colonne e sotto il comunicato telefonico, da un continente remoto: 'Ieri gli insorti, trovati alcuni bambini, dai sette ai dieci anni, che giocavano tra loro alla rivoluzione, presi quelli che rappresentavano i governativi, li addossavano al muro e li fucilavano'. La signora ebbe uno spasimo nel ventre, strinse le gambe, abbassò il giornale e chiuse gli occhi. Per un momento ebbe chiari davanti gli otto bambini poggiati al muro e certo credevano ancora di giocare, con i fucili di legno minacciano i fucili veri, gridano: «Pum! Pum!» e cadono”.
Questo l'incipit di “Rivoluzione” uno degli stupefacenti racconti della raccolta “Racconto grosso e altri” di Paola Masino, ora editi da Rina Edizioni con l'introduzione di Marinella Mascia Galateria (pp. 224, 16 euro), in libreria da oggi. Paola Masino (Pisa 1908–Roma 1989) è stata un'estrosa, coltissima, eccentrica, autrice di romanzi, racconti, drammi e libretti d'opera pubblicati con successo nella giovinezza e poi entrati nel dimenticatoio. Altri testi rimasero inediti, come il memoir “Album di vestiti” (pubblicato nel 2015 da Elliot), forse uno dei libri più belli e importanti della letteratura italiana del '900, che sta degnamente accanto a quelli delle sue amiche Alba de Céspedes o Natalia Ginzburg.
La vita che, attraverso la storia dei suoi vestiti, la Masino ricostruisce in quel libro fu avvolta nello scandalo, ancor prima che divenisse autrice di testi surreali e originalissimi. Tutto iniziò quando la Masino, una Sforza da parte di madre, non ancora diciottenne nel 1927 s'innamorò di Massimo Bontempelli che aveva trent'anni più di lei ed era sposato con un figlio, anche se da tempo viveva separato dalla famiglia. Il loro amore durò una vita intera, ma fu contrastato da tutti a causa della loro differenza d'età. Fu Bontempelli, direttore della rivista “900”, a pubblicare i primi testi di Paola Masino. La coppia potè convivere solo dopo che lei ebbe compiuto 21 anni e nel ’29, per sfuggire al moralismo perbenista italico si trasferirono a Parigi, dove condussero una vita bohémienne frequentando De Pisis, Pirandello, Palazzeschi, Picasso, Valery… “un vero crogiolo d’intelligenza”, come scrisse la Masino.
Poi si mossero tra Roma, Milano e Venezia e fu a Venezia che la Masino scrisse questi racconti nati dal fertile terreno di coltura del surrealismo francese e per i quali sviluppò una scrittura originalissima e non paragonabile a quanto s'andava scrivendo o si sarebbe scritto in Italia.
La raccolta “Racconto grosso e altri”, uscita la prima volta per Bompiani nel 1941 e mai più ripubblicata, torna ora in libreria grazie al lavoro di archeologia letteraria della Galateria. Si tratta di dieci racconti spiazzanti, il cui stile è completamente diverso da quello tutto sommato tradizionale di “Album di vestiti”.
Qui Paola Masino sperimenta un linguaggio, una narrazione e trame surreali e inconsueti. A partire da “Terremoto” che apre il libro, che descrive gli effetti di un sisma prima sugli animali e poi sugli esseri umani. Un piccolo gioiello, quasi una pièce teatrale è “Viaggio con panorami: Firenze–Roma e ritorno” che coglie come in un flash le chiacchiere, i vezzi linguistici e musicali di un gruppo di amici in viaggio in auto sulla vecchia Cassia, passando per vecchi borghi che sollecitano associazioni e desideri.
I successivi racconti o “Allegorie” gravitano attorno a conflittuali rapporti tra madri o padri e figli, rifiutati, abortiti, ridotti a fantasmi poliglotti o ad attese impossibili come nell'acclamato “Commissione urgente”, o dove il latte materno diventa sangue, fino all'orrore dei bambini fucilati perché giocavano nei ruoli sbagliati. —
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