Residenze nella chiesa degli armeni

Rilevata da un gruppo immobiliare, ora si spera di salvare almeno l’organo di Julius Kugy
Foto BRUNI TRieste 08.01.12 Chiesa Armena via Giustinelli-lavori circostanti
Foto BRUNI TRieste 08.01.12 Chiesa Armena via Giustinelli-lavori circostanti

di Gabriella Ziani

Appelli, incontri e scontri cadono nel vuoto. Quando una cosa deve finire, finisce. E così finisce a Trieste la storia degli armeni, del loro culto e della loro chiesa, dopo che anche la comunità cattolica tedesca che l’aveva affittata per il proprio rito e come punto d’incontro si è dispersa. In via Giustinelli, uno dei complessi storici più interessanti e misconosciuti di Trieste, ormai si costruisce doppiamente, i padri mechitaristi (culto armeno) sono spariti, da tempo l’unica sede è tornata, com’era storicamente, a Venezia.

Accanto alla chiesa, originariamente intitolata alla Madonna delle Grazie, già tre anni fa pericolante e con uno dei due campaniletti messo in sicurezza, senza più parroci o inquilini, che custodisce (malamente, essendo chiusa da tempo) il restaurato famoso organo fatto costruire a Vienna da Julius Kugy, sta sorgendo un complesso edilizio d’avanguardia tutto in legno: «Sarà il primo d’Italia» dice con orgoglio Luciano Lazzari, architetto direttore dei lavori per l’immobiliare Epoca srl di Alessandro Beltrame che ha acquisito la casa esistente e il terreno vicino, su cui è nata la seconda residenza di iper-lusso.

Ma anche l’edificio che contiene la chiesa diventerà residenziale. «La chiesa - conferma Lazzari - è stata comprata da un altro gruppo immobiliare, che farà residenze nell’area pertinente, è già sconsacrata, sarà destinata probabilmente a un altro uso». Dietro l’ingresso principale si apre un cortile che dà su pastini, originariamente sognati come scalinata. Progetto mai nato, dopo l’edificazione nel 1859 della chiesa e del monastero-convitto, per liberalità dell’armeno Gregorio Ananian.

Di tutto ciò soffre assai il Comitato che difende l’organo di Kugy, perfettamente funzionante fino a che non se lo mangia l’umidità: «I Mechitaristi di Venezia in difficoltà finanziarie vogliono vendere, da due anni è in corso la trattativa» scrive Liliana Servadei Davanzo per il Comitato, che ha interpellato mezzo mondo chiedendo la salvaguardia dell’antico edificio di culto, dei dipinti interni, dell’organo, rivolgendosi alla Soprintendenza, al Comune, ai Mechitaristi veneti, «i quali avevano tentato - scrive Davanzo - di smontare l’organo per portarselo via, ma l’operazione sarebbe stata di un costo superiore al valore dello strumento stesso, per cui vi hanno rinunciato».

Davanzo riferisce che per l’acquisto della chiesa è stato interpellato anche il vescovo di Trieste, che però non poteva avere i fondi necessari. Che paramenti e vesti, arredi e addobbi sono stati portati nel Seminario vescovile. Che la Fondazione CrTrieste non ha potuto far niente, «c’era ancora una situazione tavolare poco chiara». Ormai si parlano solo gli architetti fra loro, per accordi tra i due gruppi immobiliari sulle servitù di passaggio dei futuri inquilini, affinché gli uni possano attraversare il garage degli altri per raggiungere «i posti macchina che saranno realizzati sui pastini della chiesa». E intanto, dice sconsolata Davanzo, «l’organo, che potrebbe essere ottimo per i concerti e gli allievi del Tartini, sta per marcire».

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