Via il porfido per salvare i pini di campo Patriarca Elia

Verificata la stabilità degli alberi, il Comune ha deciso di ampliare le aiuole che li contengono eliminando una parte di cubetti. Intervento a fine stagione

Verranno ampliate, togliendo parte del porfido, le aiuole di campo Patriarca Elia dove si trovano i pini che con le loro radici hanno sollevato la pavimentazione, causa già di cadute di qualche persona. L’assessore ai Lavori pubblici, Riccardo Ronchiato, conferma le voci emerse dopo l’esame di staticità delle piante che ha dimostrato come non vi sia assolutamente alcun problema. Da qui la decisione: anziché abbattere gli alberi, s’è deciso di ampliare l’area di terra che li contiene. L’intervento verrà presumibilmente eseguito a fine stagione. L’assessore spiega che l’intenzione sarebbe stata quella di procedere con l’intervento ancora prima, ma non è stato possibile per questioni di iter burocratici. La richiesta di due autorizzazioni, infatti, quella paesaggistica e quella cosiddetta “monumentale” non sono peraltro ancora arrivate. Campo Patriarca Elia è molto importante anche sotto il profilo archeologico e della storia prettamente locale in quanto proprio in quel campo c’era il “simisterio vecio”, il cimitero che esisteva prima della realizzazione di quello nuovo di Sacca dei Moreri.

Per effettuare questo intervento sarà necessario togliere una parte dei cubetti di porfido che oggi coprono tutta la vasta area. Il professor Ruggero Marocco, studioso ed esperto anche del settore, obietta a riguardo: «Liberiamo piuttosto campo Patriarca Elia dai cubetti di porfido, per designare l’intera area a prato, come ad esempio è stato fatto nell’area a Sud della basilica di Aquileia». Le motivazioni della sua proposta sono molteplici. Innanzitutto, verrebbero eliminate le aree sconnesse intorno ai pini («la regola empirica “tanta chioma, tanta terra” qui e in altre parti di Grado non ha dimora»), non verrebbero abbattuti gli alberi e si risolverebbe la questione legata all’eccessivo utilizzo di pietre, tra l’altro non usuali per l’Isola «fatta di sabbia, scusse, calcari d’Istria e masegno e non da porfidi alto-atesini». Con questo intervento si otterrebbe inoltre, aggiunge Marocco, la creazione di un’area di rispetto attorno alle basiliche paleocristiane. Altro aspetto, infine, è la liberazione dalla copertura litoide del campo dove un tempo venivano sepolti i gradesi. Motivazioni indubbiamente più che sufficienti per ipotizzare una soluzione alternativa che andrebbe a migliorare e valorizzare in senso naturalistico-architettonico un’importante parte del cinto fortificato. «Se poi il dubbio attecchisce nelle menti dei nostri amministratori – conclude Ruggero Marocco -, allora si potrebbe prolungare questa operazione anche alla piazza Biagio Marin, trasformata in petraia da una discussa operazione architettonica avversata da molti concittadini e che mostra, a pochi anni dalla sua realizzazione, evidenti segni di degrado».

Al momento, comunque, il Comune di Grado ha deciso di ampliare le aiuole attorno agli alberi, anche di un metro e mezzo di diametro lasciando sempre lo spazio di 3 metri e mezzo per il passaggio delle autovetture. Uniche a risentirne saranno probabilmente le “sardelade” o altre iniziative, ma l’assessore Ronchiato sostiene che l’intervento non comprometterà nulla, riducendo in minima parte lo spazio a disposizione.

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