Abusi a un pakistano: la pista è un’auto bianca

L’assessore Cecot nella denuncia ai carabinieri: «Una quindicina di persone frequentavano la baraccapoli sull’Isonzo chiedendo rapporti sessuali ai migranti»
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 17.09.2014 Tendopoli Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17.09.2014 Tendopoli Fotografia di Pierluigi Bumbaca

«Dal racconto dei profughi è emerso che l’accampamento sull’Isonzo era frequentato da una quindicina di persone che cercavano prestazioni sessuali da parte dei migranti in cambio di denaro».

A rivelarlo l’assessore provinciale al Welfare Ilaria Cecot e il segretario dell’associazione radicale “Trasparenza è Partecipazione” Michele Migliori. Peraltro, tale testimonianza è contenuta anche nel verbale dei carabinieri di Gorizia che hanno raccolto, venerdì scorso, la denuncia. Dunque, emergerebbe un quadro davvero squallido, destinato a squassare la mente dei perbenisti. Non solo. Emerge anche un altro particolare che verrà certamente tenuto in debita considerazione dai militari dell’Arma: il settantenne, presunto autore di un abuso sessuale ai danni di un diciassettenne pakistano, si sarebbe allontanato dal campo a bordo di un non meglio identificata “vettura di colore bianco”: si ignora la marca e la tipologia (utilitaria? station wagon? monovolume? coupè?). Un elemento indubbiamente molto utile nella conduzione delle indagini.

Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo, per sommi capi, l’agghiacciante vicenda. «Lo ha avvicinato. E gli ha offerto soldi in cambio di una prestazione sessuale. Il ragazzo pakistano, che esibiva un documento che attestava la maggiore età, ha accettato. Poi abbiamo scoperto che si trattava di un minorenne che ha ceduto alle richieste di un uomo fra i 60 e i 70 anni, forse goriziano, comunque italiano». A rivelarlo, ieri sulle pagine di questo giornale, la stessa Ilaria Cecot. La vittima di quello che è un presunto caso di prostituzione minorile è un diciassettenne pakistano, appartenente al gruppo di richiedenti-asilo che vivevano all’adiaccio. Il fatto si sarebbe verificato nelle scorse settimane in riva all’Isonzo, nelle immediate vicinanze della baraccopoli eretta dai profughi. «Il ragazzo aveva dichiarato alla Questura di essere maggiorenne ma, quasi subito, ci siamo insospettiti perché ci sembrava davvero troppo giovane - spiega Ilaria Cecot -. Sospetto che avevamo anche per altre persone che sono state ospitate successivamente nella tendopoli di via Brass. Ad un certo punto, i volontari del Campo Francesco e uno dei portavoce dei richiedenti-asilo mi hanno raccontato l’agghiacciante esperienza cui era rimasto vittima il giovane pakistano. Non volevo credere alle mie orecchie». Aggiunge l’assessore provinciale: «Il giovane, secondo quanto raccontato dal portavoce degli immigrati, sarebbe stato accompagnato fuori dall’accampamento dallo sconosciuto che lo avrebbe portato a casa sua. Successivamente, l’uomo si sarebbe rifatto vivo e si sarebbe allontanato nuovamente dalla baraccopoli assieme al giovane pakistano. Di fronte alle urla di altri immigrati, l’uomo ha lasciato repentinamente la zona a bordo di una vettura. Stando a quanto mi è stato raccontato, nel primo caso si sarebbe consumato un rapporto sessuale». Lo sconosciuto viene descritto come una persona dai 60 ai 70 anni: altri particolari non ci sono.

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