L’ombra di Porto Vecchio sui palazzi storici in vendita

La partita su Porto Vecchio si è aperta. Gli investitori intenzionati a realizzare un albergo, un complesso residenziale o commerciale, o la sede di un'azienda stanno a guardare. E questo verosimilmente a discapito dei tanti grandi palazzi ormai vuoti nel centro cittadino. Cosa ne sarà, ad esempio, dell'enorme edificio delle Ferrovie dello Stato in piazza Vittorio Veneto? O della sede dell'Agenzia delle Entrate di viale Miramare? O dell'ex Intendenza di Finanza di largo Panfili che fa parte dello stesso complesso di Poste Italiane?
Senza contare che da poco sul mercato immobiliare sono stati immessi altri due stabili, di proprietà della Camera di commercio. Il più prestigioso e probabilmente il più interessante sul mercato in questo momento è il palazzo Dreher un tempo della Borsa Vecchia. «Abbiamo già pubblicato un avviso per reperire eventuali manifestazioni di interesse - spiega Antonio Paoletti, presidente camerale - dopo un radicale intervento di recupero delle facciate esterne con sostituzione degli infissi, valuteremo eventuali proposte. Una soluzione potrebbe essere quella di cederlo a una catena alberghiera destinando un’altra parte a fori commerciali, residenze di prestigio e uffici». In quel palazzo che si affaccia anche su via San Nicolò sono ospitati gli uffici di Confcommercio che entro l'estate dovrebbero venir trasferiti nel’immobile di via Mazzini 22, ex sede di Fvg Strade.
L'altro palazzo di un certo valore che la Camera di commercio ha immesso sul mercato è quello di via Filzi, che ospita il residence Le Terrazze. Ma questi ad oggi non solo palazzi completamente vuoti, come invece accade per l'ex Intendenza di Finanza o per il palazzo di Ferrovie dello Stato, occupato solo in minima parte. O ancora per altre grandi realtà che restano sul mercato: il palazzo Ras di piazza Oberdan, ancora con le finestre chiuse da brandelli di nylon; o l’imponente palazzo Kalister in piazza della Libertà, chiuso da anni, di proprietà di un professionista triestino che sogna di vendere a una catena alberghiera.
In Largo Panfili il palazzo dell'ex Intendenza di Finanza, oggi di proprietà di Fintecna Immobiliare, è “ingabbiato” ormai da tre anni. Nessuna prospettiva, tutto tace, le impalcature che lo circondano sono diventate parte integrante della zona. Nessuna novità nemmeno per l'immobile delle Fs di piazza Vittorio Veneto, messo ufficialmente sul mercato nel 2008. La maestosa ampiezza dell’immobile - 17.800 metri quadrati - e i vincoli posti dalla Soprintendenza ne rendono difficile la vendita. Poche chance anche per l'ex Agenzia delle Entrate.
«Due anni fa era stata effettuata una valutazione dell'immobile per tentarne l'alienazione attraverso asta pubblica, - spiega Giorgio Calcara, titolare dell'omonima agenzia immobiliare - ma oggi quel valore è ormai distante dai prezzi al metro quadrato reali a Trieste. E con la prospettiva di una riconversione di Porto Vecchio i grandi investitori difficilmente punteranno al recupero degli enormi palazzi dismessi da anni nell'area del Borgo Teresiano.
«Se la ricollocazione di quei grandi immobili era già difficile, ora con la questione aperta di Porto Vecchio lo è diventata ancora di più, - valuta Stefano Nursi, presidente della Fiaip Trieste - anche Telecom Italia sta cercando di vendere degli immobili a Trieste. Per chi vuole investire la scelta è ampia ma i valori di bilancio al quale mirano i venditori non sono accessibili. O decidono di svendere o si dovranno rassegnare a tenere quei palazzi vuoti. La partita di Porto Vecchio sta facendo meditare i grandi investitori, soprattutto di fuori Trieste - aggiunge Nursi - sarebbe bene promuovere un incontro tra le categorie che verranno coinvolte nella sua riconversione per capire quale direzione prendere».
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