«Il Punto franco? Fernetti o area Ezit O anche niente»

Divisi i principali operatori del comprensorio portuale Pacorini: «È una jattura, eliminiamolo, come Amburgo»
Di Furio Baldassi
Tommasini -Trieste-Opicina-Autoporto Fernetti
Tommasini -Trieste-Opicina-Autoporto Fernetti

La sdemanializzazione? In arrivo, ma praticamente già fatta. Lo spostamento del punto franco del Porto vecchio? Un dibattito si impone. Perchè è vero che la recente (e inaspettata) decisione governativa stimolata dal senatore Russo apre scenari inaspettati per le aree a mare. Ma lo è altrettanto che la sua tempestività ha spiazzato, in primis, gli addetti ai lavori, quelli che nel porto e del porto ci vivono. E che adesso, come minimo, dovranno fare lavoro di lobby per trovare soluzioni soddisfacenti per le loro imprese.

Facile individuare le parti interessate. Più complesso individuare una scelta che soddisfi tutti. Sentiamo.

«Per quanto riguarda lo spostamento delle aree - annota Enrico Samer, deus ex machina dei traffici dei traghetti con e dalla Turchia - l’aspetto su cui noi prevediamo sviluppo è quello legato al discorso di Fernetti, soprattutto con i traffici extracomunitari (vedi Turchia, appunto ndr). Ci sono interessanti possibilità in quella zona, tutte da sfruttare. E non dimentichiamoci il porto industriale, che una volta era già in realtà porto franco. In questo caso - aggiunge Samer - ci potrebbero essere possibilità e privilegi da sfruttare per quelle industrie che fanno un certo tipo di lavorazione».

Insomma, pare di capire, recuperare aree decotte o quantomeno sottoutilizzate potrebbe risultare interessante. «Il periodo del porto-emporio - sintetizza Samer - è scomparso. Il punto franco, invece, può offrire dei privilegi che a tuttora risultano interessanti. Pensiamo all’insediamento di alcune industrie a Fernetti, con quel regime: io posso solo pensare a vantaggi interessanti».

In linea si dimostra anche Francesco Parisi, dell’omonima azienda. «Noi, nel nostro microcosmo, abbiamo partecipato con una cordata d’imprese alla gara della piattaforma logistica. Contratto assegnato e sottoscritto con l’Authority. A questo punto è logico che chiederemo l’estensione del punto franco alla piattaforma logistica. È una cosa concreta, anche se sarà utilizzabile solo a partire dal 2018».

Parisi non si limita a questo. «In passato - ricorda - avevo considerato anche che sarebbe stato vantaggioso per lo stoccaggio merci disporre di un’estensione del punto franco su Fernetti, non sviluppato in assenza di questo regime. Sono d’accordo, anche il porto industriale, per certe aree potrebbe essere assai utile. Anche in questo caso certe attività non si sono potute realizzare proprio per la mancanza di certezze legislative».

Tutti d’accordo, allora? Non proprio. Roberto Pacorini, dell’omonima azienda, fa il bastian contrario, come faceva fin da tempi non sospetti. Ma le sue parole pesano. «La jattura più grande - assicura - è quella di avere il punto franco! Facciamo come ha fatto Amburgo, eliminiamolo! O, in alternativa, sistemiamolo nell’ufficio della presidenza portuale. Piantino lì la bandiera, così un domani chi afferma che potrebbe venir sviluppato troverà risposte...Magari, forse, troveranno qualcosa di concreto da fare...».

Il pessimismo di Pacorini sembra nascere su basi concrete. «Lo sviluppo dei porti del Nord Europa si è verificato a prescindere dal porto franco. Amburgo, ad esempio, ci ha rinunciato. Ribadisco il concetto: quel regime è sempre stato negativo per lo sviluppo dei traffici. Mettano una bandiera da qualche parte e la facciano finita».

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