Un appello settant’anni dopo «Ridateci i nostri aviatori»

I parenti dell’equipaggio del bombardiere B-24 precipitato in mare a Grado nel ’45 lanciano una petizione al governo Usa perché non si fermino le operazioni di recupero
Di Pietro Spirito

GRADO. «No man left behind», che nessuno resti indietro. I parenti dell’equipaggio del bombardiere B-24 del 449th Bomb Group pilotato da Howard Hanson e precipitato al largo di Grado il 28 febbraio 1945, esattamente settant’anni fa, rilanciano la petizione al governo degli Stati Uniti perché recuperi dal fondo del mare i resti dei tredici uomini “missing in action”, e al governo italiano perché tuteli quanto rimane del relitto dell’apparecchio. La petizione, che ha già raccolto più di 1400 adesioni(www.449th.org/kendallhanson_petition.php), arriva da James J. Fox, nipote del sergente Thomas M. McGraw imbarcato sul B-24 inabissato, che all’appello aggiunge la richiesta del recupero dei resti di un altro equipaggio, quello che si trovava a bordo del B-24 sempre del 449th Bomb Group, pilotato da Ben Kendall, precipitato sull’isola di Morgo, nella laguna di Grado, un anno prima, il 30 gennaio 1944, e ora sepolto sotto metri di fango. La petizione viene rilanciata anche dalla pagina Facebook “In Honor of Hanson Crew World War II B-24J Bomber”, che raggruppa i familiari del B-24 di Hanson, e dalle associazioni dei “missing in action” (Mia) nonché dall’associazione dei reduci del 449th Bomb Group.

«No man left behind», dunque, secondo una tradizione radicata nella cultura americana. Tanto che dopo l’intervento del Defense Pow/Missing Personel Office (Dpmo) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, la task force del Joint Pow/Mia Accounting Command (Jpac), incaricata di riportare negli Usa i caduti americani di qualsiasi epoca e teatro di guerra al motto di “Until they are home”, “finché non sono a casa”, la scorsa primavera ha già effettuato i primi sopralluoghi e recuperi sia sui resti dell’apparecchio sepolti sull’isola di Morgo, sia sul relitto del bombardiere in fondo al mare. «E adesso le squadre di recupero dovrebbero tornare per proseguire il lavoro tra luglio e settembre di quest’anno», spiega Giuliano Felluga, responsabile della Protezione civile di Grado, che offre supporto logistico al team del Jpac con i subacquei dell’associazione Tursub. Non sarà un lavoro facile, specie sul relitto in fondo al mare, perché bisognerà scavare nella sabbia senza danneggiare quanto esta dell’aereo, alla ricerca di resti umani il cui Dna sarà poi messo a confronto con i parenti negli Stati Uniti. Ma siccome gli uffici del Jpac sono stati appena sottoposti a revisione di budget e mansioni, i parenti degli aviatori scomparsi sono molto preoccupati e mordono il freno, temono che la missione di recupero si fermi e chiedono si faccia qualcosa di più. Nonostante il relitto del B-24 fosse conosciuto e frequentato dai subacquei da almeno trent’anni, solo la primavera scorsa i sub della Protezione civile di Grado hanno scoperto i primi resti umani, e anche il timone di coda dell’aereo con il numero di matricola, consentendo così l’identificazione del bombardiere. Che ha confermato le ipotesi già a suo tempo avanzate dal ricercatore Freddy Furlan, cui va il merito di aver ricostruito nel dettaglio quanto avvenne quel 28 febbraio di settant’anni fa (sua anche la ricostruzione virtuale dell’ammaraggio, visibile sul sito del Piccolo).

Quel giorno, il B-24 partì dall'aeroporto di Grottaglie, a Taranto, con altri quattrocento bombardieri in formazione. Fu colpito dalla contraerea sui cieli di Bressanone. Aveva due motori fuori uso, riuscì ad arrivare fino al Golfo di Trieste per tentare un disperato ammaraggio, ma per l'intero equipaggio non ci fu scampo.

A bordo del B-24 volavano il pilota Howard Hanson, il copilota Edward Betz, i navigatori Clarence Dragoo e Richard Horwitz, il puntatore Jarrell German, l'operatore radio Lawrence Nally e il suo aiuto Thomas McGraw, il motorista Lawrence Brady con Adolph Turpin, l'armiere Albert Acampora e il suo aiuto James Cox. I corpi di quattro di essi (Turpin, German, Betz e Cox) furono recuperati giorni dopo tra Grado e Chioggia, mentre i resti di Acampora furono trovati anni dopo, nel 1957, nei pressi di Venezia e identificati grazie alla piastrina di riconscimento. Gli altri sei, Hanson, Dragoo, Horwitz, Nally, McGraw e Brady sono a tutt'oggi considerati Missing in action, cioè dispersi. Adesso i parenti tornano a chiedere che si faccia presto «perché nessuno resti indietro».

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