Trieste: spariti i soldi del malato, nei guai l’amica

TRIESTE Si chiama Manuella (con due elle) Del Pin e ha 52 anni. Vive in Friuli, non lontano da Udine. In pochi mesi - secondo le indagini coordinate dal pm Massimo De Bortoli - è riuscita a ottenere da un triestino di 70 anni, affetto da una forma di morbo di Alzheimer, non meno di 30mila euro. È accusata di circonvenzione di incapace. Nei giorni scorsi il pm ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. La donna è difesa dall’avvocato Pierumberto Starace.
«Sono stata una sua amica. Ogni tanto venivo a Trieste. È sempre stato gentile e quando allungava le mani ho sempre cercato di tenerlo a distanza», racconta stupita del suo coinvolgimento nell’inchiesta della procura. Dice: «Per me è stato come un fulmine a ciel sereno. È stato lui a darmi i soldi, mi aveva chiesto il numero del mio conto corrente, ma non avrei mai immaginato...».
A scoprire l’ammanco è stato l’amministratore di sostegno che il 9 novembre del 2012 era stato nominato dal giudice tutelare al quale si erano rivolti i famigliari dell’uomo, da quanto appreso un ex ferroviere. Dai controlli è emerso che Manuella Del Pin si era fatta consegnare in contanti tra gennaio e aprile dello stesso anno ben settemila euro, somme prelevate dal conto corrente dell’uomo.
Ma aveva anche ricevuto alcuni assegni: uno della somma di duemila euro che lei aveva depositato a gennaio nel suo conto corrente. E un altro dell’ammontare di diecimila euro incassato a febbraio. Inoltre, sempre secondo gli accertamenti del pm De Bortoli, nel conto corrente della donna era stato effettuato un bonifico per altri tremila euro. Insomma, un fiume di denaro passato da un conto corrente all’altro. La donna aveva anche indotto l’amico a ricaricargli il telefonino. Altri due piccoli versamenti da 50 euro.
«Era un uomo solo che aveva bisogno di confidarsi - racconta ancora la donna accusata -. Mi chiamava tutte le sere. Stavamo per ore a chiacchierare al telefono. Non mi sembrava ammalato. Prova ne è il fatto che ogni volta che arrivavo a Trieste mi aspettava in stazione. Si metteva alla guida della sua macchina e andavamo a casa sua. Un paio di volte siamo andati in Slovenia dove ha anche fatto rifornimento. Non mi pare fosse in condizioni di salute precarie».
Eppure la donna è accusata di aver abusato dello stato di infermità dell’uomo «affetto - si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari - da deterioramento cognitivo su base degenerativa primaria». Il referto del dottor Marco Belluzzo porta la data del 5 settembre 2012 e quello della dottoressa Rossella Pol è del 13 giugno dello stesso anno.
Entrambi erano stati incaricati dal giudice. I prelievi di denaro sono stati effettuati qualche mese prima. «Non mi ero accorta delle sue condizioni. Per me era una persona normale. Anzi generosa...», dice la donna. E ripete: «Dei soldi non sapevo nulla. Li ha versati a mia insaputa. So solo di aver aiutato una persona sola».
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