Il nobile bluff del “conte” d’Amato

Zero partecipazione al consesso dei sangue blu e dei massoni
Bumbaca Gorizia 29.07.2015 Entourage, incontro su nobiltà Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 29.07.2015 Entourage, incontro su nobiltà Fotografia di Pierluigi Bumbaca

L’intento era senza dubbio nobile, evidentemente, però, nel 2015 il sangue blu, con i suoi princìpi – e non prìncipi -, si è annacquato fino a diventare azzurro chiaro, se non addirittura trasparente. Il valore del rispetto della parola data, pare essere demodé anche tra quanti si possono fregiare di un titolo aristocratico e di uno stemma araldico di famiglia. Nonostante le conferme date da Oltremanica e da vari principati europei, al convegno “La nobiltà nel XXI secolo” organizzato all’Hotel Enturage, gli attesi illustri ospiti non sono mai arrivati. Hanno semplicemente dato forfait e non tutti hanno avuto la cortesia d’avvisare. L’obiettivo doveva essere, appunto, dimostrare che i tempi sono cambiati e che dal lignaggio, oggi, non derivano più privilegi assoluti, al contrario, lo status richiede il rispetto di molti doveri. «Bisogna sfatare il mito che i nobili vivono di rendita, lavorano e sgobbano come i borghesi», spiega il conte Roberto d’Amato, organizzatore dell’appuntamento e collaboratore scolastico al polo liceale di Gorizia. Probabilmente, in un anonimo mezzogiorno infrasettimanale di fine luglio, anche ai nobili è richiesto uno sforzo produttivo. A questo punto la tesi è confermata e si potrebbe citare un celebre film tratto dal testo teatrale di Eduardo Scarpetta e interpretato da Totò, ma è meno ingeneroso accontentarsi di un più attagliato noblesse oblige. «Mi sono fidato troppo di Facebook, mi avevano dato conferma in molti, ma l’ora, forse non era adatta», è il mea culpa di d’Amato che ammette anche: «Mi sono concentrato troppo sugli ospiti provenienti dall’estero e non abbastanza su quelli locali. Chissà? Se pagavo loro l’albergo, magari sarebbero venuti tutti». L’unico a mantenere l’impegno preso è stato un nobile solo d’animo. Il professor Fulvio Salimbeni si è però trovato nell’imbarazzante situazione di dover parlare ad una platea striminzita e certamente non qualificata come sperato alla vigilia. Degli annunciati massoni di rito egiziano e degli aristocratici d’Europa, nell’ultima dimora dei re di Francia non si è materializzato neppure lo spirito.

Stefano Bizzi

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