Giù gli alberi secolari davanti alla regia stazione

FOGLIANO REDIPUGLIA. È un’operazione cha fa sensazione. E fa discutere. Protagonista è la regia stazione di Redipuglia, trasformata in museo multimediale della Grande Guerra. Dopo anni ed anni di...

FOGLIANO REDIPUGLIA. È un’operazione cha fa sensazione. E fa discutere. Protagonista è la regia stazione di Redipuglia, trasformata in museo multimediale della Grande Guerra. Dopo anni ed anni di assoluto immobilismo, ci si è messi all’opera non proprio trovando il gradimento di tutta la gente. Sta di fatto che, in queste ore, una ditta specializzata provvede alla potatura e, in alcuni casi, anche all’abbattimento di 50 tra pini e abeti, ma anche di altre piante.

Un intervento che non è certo passato inosservato e che si è reso obbligatorio per liberare gli impianti elettrici aerei, fortemente compromessi dalla vegetazione, trascurata da anni. E se, da un lato, vengono sacrificate piante secolari, non senza le ira delle persone più sensibili alla natura, dall’altro si amplia lo spazio di visibilità del complesso ferroviario, rilevando ed esaltando maggiormente l’architettura della stazione, gioiello architettonico del ventesimo secolo.

Il ripristino del verde prevede la piantumazione, su tutta l’aiuola di destra dove si trova l’ulivo del centenario, di oleandri rossi a cespuglio, ingentilendo la facciata dell’entrata museale e dando risalto alle bandiere che di volta in volta vengono issate a seconda degli ospiti stranieri in visita. Ma, come detto, si tratta di un’operazione che fa discutere, perché quei pini e quegli abeti rappresentavano un pezzo di storia. Era il 4 novembre 1936 quando, con una grande e particolare cerimonia, veniva inaugurata la regia stazione di Redipuglia, un edificio dalle forme architettoniche particolari, ancor oggi inedito in tutto il resto del mandamento, posto lungo la linea Trieste-Udine. Settantanove anni, dunque, da quello che fu un grande evento, la conclusione dei lavori appaltati dal Ministero delle comunicazioni, che aveva affidato il progetto all’architetto romano Roberto Narducci. Un edificio dalle dimensioni contenute, espressione, come si diceva allora, di “romana monumentalità”, definito nella relazione progettuale dell’architetto Narducci come “una moderna architettura”. Da due anni, i convogli regionali, gli ultimi rimasti, non fanno più sosta nella Regia stazione ai piedi del Sacrario, lasciando all’utenza la scelta di recarsi a Sagrado o a Ronchi dei Legionari nord per i loro spostamenti nel Friuli Venezia Giulia. E proprio la soppressione di tutte le fermate ha sicuramente messo un paletto a tutti i “sogni” di fare di questa la porta per i viaggi che avranno come mèta i luoghi in cui si combattè la Prima guerra mondiale.(lu.pe.)

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