Statali, pensioni e sviluppo tra le sfide future della Uil

Nella sala della biblioteca Stelio Crise sfilano alcune generazioni di vertici Uil: c’è Raffaele Vanni, c’è Giorgio Benvenuto. Ma c’è anche l’attuale leader di uno dei quattro sindacati storici del...
Lasorte Trieste 23/10/15 - Biblioteca Statale, Conferenza 70 Anni Sindacato UIL
Lasorte Trieste 23/10/15 - Biblioteca Statale, Conferenza 70 Anni Sindacato UIL

Nella sala della biblioteca Stelio Crise sfilano alcune generazioni di vertici Uil: c’è Raffaele Vanni, c’è Giorgio Benvenuto. Ma c’è anche l’attuale leader di uno dei quattro sindacati storici del secondo dopoguerra, Carmelo Barbagallo, che saluta i predecessori: «Passione e sentimento per continuare a fare al meglio il nostro lavoro». Sono venuti a Trieste per il 70° genetliaco della Camera confederale del lavoro-Uil Trieste, festeggiato con un doppio dibattito a tutta mattina.

Anche la dirigenza triestina della Uil, presente all’appuntamento, rispecchia i vari passaggi generazionali della milizia territoriale: da Antonio Di Turo a Adele Pino, da Gianfranco Trebbi a Luca Visentini (fresco neo-segretario della Confederazione europea dei sindacati) e a Giacinto Menis.

Barbagallo vuole conferire, ovviamente, una tonalità attuale a una ricorrenza anagrafica impegnativa: quattordici lustri non sono pochi e la canizia di numerosi presenti lo attesta. E parte subito all’attacco con un tema che a Trieste è di casa, il pubblico impiego: «Nel giro di 6-7 anni i posti sono diminuiti di 300 mila unità e lo Stato ha risparmiato qualcosa come 35 miliardi per i mancati rinnovi dei contratti. Ma la spesa pubblica aumenta: allora ci spieghino come e perchè. Adesso il governo pensa di dare al settore 200 milioni: sì, per le caramelle!».

In una città di over sixty-five parlare di pensioni è come rullare i tamburi: «Bisogna cambiare la legge Fornero, non possono andare in quiescenza tutti alla stessa età se i lavori non sono uguali». «Abbiamo presentato un ricorso alla Corte di giustizia Ue contro il governo - riprende , che non si è ancora attivato in maniera adeguata per restituire il maltolto ai pensionati».

Dopo dipendenti pubblici e pensionati, largo a uno sviluppo e a una ripresa economica ancora timida: «I dati Istat sul fatturato e sugli ordini industriali confermano la fragilità della situazione. Va bene l’export ma non riparte il mercato interno, dove opera il 75% delle aziende. Confindustria frena sul rinnovo dei contratti e sbaglia».

Per arginare «il troppo potere concesso dai governi ai datori di lavori» il sindacato - secondo Barbagallo - deve «uscire da questa fase di transizione e tornare allo spirito del patto federativo che venne siglato nel 1972 e che si interruppe nel 1984. L’ho detto a Cgil e Cisl: dobbiamo cercare modalità di rappresentanza nuove nell’unità d’azione».

Poca tenerezza nei confronti del governo Renzi: «Tira a campare con furbizie alla democristiana. Ci hanno detto di fare i sindacalisti? E faremo i sindacalisti. Negli ultimi anni l’opnione pubblica ci ha percepito come troppo vicini a politici, istituzioni, governo. Non ci ha giovato, meglio allora concentrarsi sui lavoratori, sui pensionati, sui giovani senza lavoro».

La mattinata si è articolata in due momenti, nel primo sono intervenuti lo storico Roberto Spazzali e il presidente dell’Avl triestina Fabio Forti. Nel secondo ampio riepilogo sullo scibile autoctono: Porto vecchio, Ferriera, Punti franchi, distretto biotech, ricerca, Ezit. A cura del sindaco Cosolini, del commissario straordinario dell’Ap D’Agostino, del presidente di Confindustria Vg Razeto, dell’assessore provinciale Zollia. Giro finale con i sindacalisti: il segretario cigiellino Sincovich ricorda alla platea, alla faccia di chi vuol male alle confederazioni, che a Trieste sono pur sempre 45 mila le tessere di iscrizione.

magr

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