Cosolini e D’Agostino “a casa” del Clpt

Il sindaco boccia «status irraggiungibili» per il porto. Il commissario: «Con noi precari stabilizzati»
Di Ugo Salvini

Per far crescere il porto di Trieste bisogna «valorizzare il Punto franco, per i vantaggi competitivi che può dare al nostro scalo, ottimizzando ulteriormente i collegamenti ferroviari che lo rendono appetibile per destinazioni quali la Baviera, l’Austria e l’Europa centrale e proseguire nella politica di alleanze per portare nuovi traffici che il commissario, Zeno D’Agostino, sta realizzando in piena sintonia con noi». Così si è espresso ieri pomeriggio il sindaco, Roberto Cosolini, intervenendo al convegno “Il futuro di Trieste passa per il porto. Allegato VIII del Trattato di pace”, organizzato dall’Unione sindacale di base e dal Coordinamento dei lavoratori del porto. Il sindaco, davanti a una sala gremita, non è entrato nel merito di ricostruzioni giuridiche circa lo status del porto e della città «che mi sembrano confutabili e su cui la discussione sarebbe probabilmente inutile, perché lo sviluppo della scalo non si ottiene inseguendo status irraggiungibili».

Il convegno, presieduto dal componente il coordinamento regionale dell’Usb Willy Puglia, è proseguito con l’intervento di D’Agostino. «Il traffico serve quando porta occupazione - ha esordito il commissario -. Da quando siamo arrivati, numerosi lavoratori sono passati dalla precarietà alla stabilità e siamo orientati a continuare in questa direzione. Se prima non tutti sapevano che Trieste è un Porto franco internazionale, evidentemente qualcuno non ha fatto bene il proprio lavoro. Oggi questo dato è molto più diffuso. Vogliamo utilizzare il Punto franco per fare attività industriali e logistiche, non solo terminalistiche».

L’avvocato Nicola Sponza ha ribadito che «il Porto franco di Trieste è zona di libero scambio, sulla quale l’Autorità doganale non può esercitare alcuna ingerenza e all’interno della quale le merci sono comunque da considerare estere e potenzialmente soggette a manipolazione industriale».

Il segretario del Clpt-Usb, Stefano Puzzer, dopo aver criticato la gestione dell’Authority che ha preceduto l’arrivo del commissario D’Agostino, ha sostenuto che «nel Porto franco di Trieste devono trovare impiego per primi i lavoratori triestini». Puglia ha spiegato che «l’allegato VIII è normativa di legge in vigore all’interno del Porto franco e rappresenta per l’Usb e per il Clpt lo strumento con il quale sarà possibile porre fine al clima di sfruttamento che i lavoratori hanno subìto negli ultimi anni, in modo da porre le basi per uno sviluppo dell’economia del porto e dell’intera economia del capoluogo regionale».

Sempre ieri, Cgil, Csil, Uil e Ugl, hanno diffuso un comunicato relativo a un incontro con l’Autorità portuale svoltosi mercoledì, nel corso del quale si è parlato fra l’altro di «completamento della regolamentazione sindacale della sicurezza e della salute dei lavoratori».

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