Uti Collio-Alto Isonzo, Gorizia dominante

Come saranno i rapporti di forza all’interno della neonata Uti Collio-Alto Isonzo? Gorizia sarà, a dir poco, dominante. Tant’è che, usando l’ironia, si potrebbe dire che il sindaco di Gorizia diventerà una sorta di Gherghetta “dimezzato”: una specie di presidente della Provincia in un territorio che è circa la metà di quella dell’attuale provincia isontina.
Il peso dei Comuni
nello specifico
L’assemblea dei sindaci dell’Unione esprimerà un totale di 32 voti. Il sindaco di Gorizia “varrà” 13 voti; i Comuni di Cormòns e Gradisca d’Isonzo avranno un “peso” equivalente a tre voti mentre Romans d’Isonzo esprimerà 2 voti. I sindaci di Capriva, Dolegna, Farra, Mariano, Medea, Moraro, Mossa, San Floriano, San Lorenzo, Savogna e Villesse dovranno accontentarsi di un voto ciascuno. Determinante, è ovvio, è il numero di abitanti. Ma la sensazione è netta: pur non comparendo nella denominazione (si chiama Uti Collio-Alto Isonzo), Gorizia reciterà indiscutibilmente la parte dell’attore principale. Peraltro, fanno notare il sindaco Ettore Romoli e l’assessore comunale Guido Germano Pettarin, nessuna delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di Gorizia. Ergo...
Accorpamento
di servizi
Altro dato importante: nonostante sia stata decisa una proroga di 120 giorni, la rivoluzione è ormai alle porte e si concretizzerà nella sua prima parte già a partire dai primi mesi del 2016. Illuminante la lettura dell’articolo 30: le funzioni riguardanti servizi sociali, polizia municipale, attività produttive, catasto, protezione civile, statistica, presentazioni di progetti a finanziamento europeo dovranno essere esercitate, infatti, a decorrere dal primo gennaio 2016: in realtà il tutto slitterà di quattro mesi. Tempi che, comunque, restano ristretti. Dal primo gennaio 2017, invece, verranno “fuse” le funzioni riguardanti la gestione del personale e dei servizi tributari, la pianificazione territoriale comunale e edilizia privata, la pianificazione territoriale di livello sovracomunale. Dal primo gennaio 2018 verranno esercitate le restanti funzioni: l’Unione, a quel punto, sarà totalmente operativa e i Comuni, pur sopravvivendo, si vedranno spogliati dalla gran parte delle loro funzioni. «L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza dei servizi, diminuendone l’incidenza economica e allineando la stessa efficienza e i carichi fiscali su tutto il territorio dell’Unione», evidenzia l’assessore comunale Pettarin.
Direttore
e dipendenti
Lo statuto, recependo la legge regionale di riferimento, autorizza l’Uti a dotarsi di un direttore: nella prima fase, probabilmente, i sindaci decideranno di farne a meno, se non altro per una questione economica. Obbligatorio, invece, il ricorso a un segretario generale, che deve essere individuato fra quelli in carica nei Comuni che fanno parte dell’Unione. In ciascun Comune, poi, dovrà essere attivato uno sportello che avrà la funzione di mediare tra le esigenze dei cittadini e la struttura del nuovo ente. Il vantaggio sarà soprattutto per i piccoli Comuni, che potranno così godere di consulenze e rapporti con professionisti specializzati in un singolo settore, che potranno anche svolgere attività a giorni alterni nei vari uffici dell’Uti sparsi sul territorio.
Infine, il “nodo” riguardante i dipendenti. Perché l’Unione territoriale intercomunale avrà a tutti gli effetti a proprio libro paga una quota di addetti, funzionari e posizioni organizzative attinte dai Comuni (e, in futuro, anche da Province e Regione). A breve i Comuni, collegialmente, procederanno alla redazione di un piano del fabbisogno di personale, individuando in una seconda fase i dipendenti che in comando o in distacco saranno trasferiti alla neonata Uti Collio-Alto Isonzo.
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