Il “soldato di ferro” in mostra a San Martino

SAGRADO. La stampa ungherese dell’epoca li chiamava “soldati di ferro” e probabilmente il “soldato” che da oggi viene esposto al Museo della Grande guerra di San Martino del Carso è l’ultimo...

SAGRADO. La stampa ungherese dell’epoca li chiamava “soldati di ferro” e probabilmente il “soldato” che da oggi viene esposto al Museo della Grande guerra di San Martino del Carso è l’ultimo esemplare completo rimasto di “vas honvéd”. La statua in legno proveniente dal museo ungherese “Mora Ferenc” di Szeged venne realizzata dallo scultore István Szentgyörgyi e dal 1914 al 1919 rimase di fronte all’odierno municipio della cittadina magiara con lo scopo di raccogliere fondi da destinare agli orfani e alle vedove di guerra e per finanziare la costruzione di un sanatorio militare. Chiunque poteva contribuire alla causa comperando dei chiodi di metallo da conficcare nel corpo della statua. Un chiodo costava una corona e i nomi di quanti lasciavano donazioni di dieci o più corone venivano registrati in un libro-memoriale. Nella statua furono battuti migliaia di chiodi, ma non si arrivò mai ai 20mila inizialmente previsti dai promotori. Dopo la fine della guerra, la statua venne sistemata nel museo di Szeged e secondo le testimonianze dell’epoca molte madri riconobbero nella statua i lineamenti dei loro figli morti in battaglia. «Si tratta dell’unico esemplare completo esistente nel territorio dell'ex Impero austroungarico, l’area dove si sviluppò questo particolare tipo di colletta», spiega Gianfranco Simonit. L’anima storica del Gruppo speleologico carsico di San Martino ricorda che a Trieste il museo de Henriquez ospita la parte di un calcio di fucile («È quello che rimane dell’"Omo de fero" che venne distrutto dopo la fine della guerra») e del quale l’associazione lo scorso anno aveva trovato in un museo rumeno parte del busto. La collaborazione tra il Gruppo speleologico carsico e il museo “Mora Ferenc” ha permesso di portare la statua per la prima volta in Italia. Dopo la parentesi alla mostra di Romans "Art & Propaganda", “il soldato di ferro” sarà ora ospitato a San Martino del Carso dove rimarrà fino a settembre. Affiancherà l'“Albero storto” già presente all'interno del piccolo museo. «Un noto artista friulano – ricorda infine Simonit - sta realizzando un'opera in legno che verrà esposta presto al museo e che permetterà a qualsiasi visitatore di martellare un chiodo come ricordo della visita nei luoghi della memoria».

Stefano Bizzi

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