Trieste, assenze e fair play al debutto dei “sindaci”

TRIESTE L’annuncio di Roberto Dipiazza, il candidato del centrodestra guidato dalla “fucina” (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia): «Se sarò eletto dimezzerò da dieci a cinque le aree in cui è organizzata la macchina comunale e tornerà Santi Terranova come direttore generale». La priorità di Paolo Menis, l’uomo scelto da M5S: «La prima cosa da fare è mettere in sicurezza i conti del Comune che si ritroverà proprietario degli immobili del Porto vecchio senza che la legge abbia stanziato un euro per la relativa gestione». La formula di Alessia Rosolen, unico candidato sindaco donna, sostenuta dall’altro centrodestra: «Porto, turismo, scienza e polo finanziario. Su questi quattro punti va costruito il Piano strategico per Trieste. Partendo dal rinascimento demografico: solo una città forte, che non perde residenti, è capace di attrarre investimenti». La ricetta di Fabio Carini, il nome su cui punta la civica Startup Trieste: «La città smetta di vivere di assistenzialismo. Va sviluppata l’imprenditorialità. Ma non c’è oggi una strategia: non possiamo essere scacco di fondi andando solo a copertura dei fabbisogni. Giovani e anziani sono realtà che vanno messe in contatto, creando così lavoro».
Questi alcuni dei passaggi che hanno animato ieri sera il primo confronto, ristretto e dunque incompleto, fra candidati sindaco. Il faccia a faccia del dibattito “Quale futuro per Trieste?”, organizzato da Trieste Pro Patria all’hotel Savoia, ha visto partecipare quattro dei contendenti: Carini, Dipiazza, Menis e Rosolen. Gli altri contattati da Pro Patria erano solo due: il sindaco uscente Roberto Cosolini, che ha declinato l’invito perché alle prese con la presentazione della sua lista civica (mezz’ora prima del via dell’appuntamento al Savoia), e Marino Sossi, candidato da Sì - Sinistra per Trieste, che all’ultimo ha dovuto rinunciare alla partecipazione. Gli altri - Iztok Furlanic (Sinistra unita), Fulvio Covalero (Obiettivo Trieste), Maurizio Fogar (No Ferriera Sì Trieste) e i candidati indipendentisti Giorgio Marchesich, Vito Potenza e Nicola Sponza - non sono stati invitati.
I temi sul tavolo: il futuro della città, le politiche sociali, il versante del lavoro e il Porto vecchio. Rosolen evidenzia l’assenza di «connessione fra sistema del lavoro e quello del welfare: un circolo vizioso. Serve un nuovo modello sociale» con rilievo assoluto per «l’educazione dei figli che deve essere gratuita: investiamo sei milioni di euro, risorse che poi ritorneranno alla città». E rivendica in tema di attività produttive: «Quand’ero assessore regionale mi sono subito battuta per abrogare la legge che incentivava le aziende che volevano delocalizzare».
Per Dipiazza moltissimo sta nel creare occupazione: «Se c’è lavoro, si risolvono tutti i problemi. E bisognerà asfaltare qualche strada in meno e prestare più attenzione a chi ha bisogno». Partendo, la sottolineatura dell’ex primo cittadino, da un punto: «Prima gli italiani triestini. Non sono razzista ma è il momento delle grandi decisioni. E dobbiamo chiudere le frontiere». In chiave di sviluppo, Dipiazza scommette su «turismo e porto» e mira a un accordo con Venezia «per agganciarci ai loro 25 milioni di turisti all’anno».
Netta la bocciatura grillina alla città metropolitana: «Come ipotizzata non ha alcun senso - le parole di Menis -. Dobbiamo semplificare sul territorio, unire i piccoli Comuni. No al disastro Uti». E per la crescita della città: «Nell’integrazione turismo-cultura dobbiamo capire chi fa cosa». C’è uno dei must M5S: «Il punto franco è uno strumento che va usato per riportare le attività economiche a Trieste». Sul fronte sociale «vanno risolte le disparità che generano conflitti. Sempre controllando che le domande per l’assistenza siano veritiere».
Dal canto suo, Carini pone l’accento anche sulla «rivitalizzazione delle periferie, in modo che per esempio le persone anziane possano vivere il loro rione», sancisce che su Porto vecchio non debbano essere i cittadini a decidere ma «gli esperti» e attacca Debora Serracchiani battezzandola «“Miss Friuli”, che si vanta di essere riuscita a proporre il porto di Trieste agli imprenditori friulani. Ma la città deve guardare alle grandi capitali europee, certo non all’asse con Cividale o Porpetto...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








