Monsignor Santin ricordato anche a Roma

A Roma, per ricordare monsignor Antonio Santin. Si è svolta ieri, nella Sala della Regina in Parlamento, la cerimonia organizzata dall’Associazione Triestini e Goriziani in Roma “Generale Licio Giorgieri” in collaborazione con l’Associazione Giuliani nel Mondo e il Liceo musicale di Pesaro. Un appuntamento - dal titolo “E quello sguardo che si perde lontano - Monsignor Antonio Santin: una vita per la sua gente” - voluto per rammentare l’opera dell’ex vescovo di Trieste nel terribile periodo della seconda guerra mondiale e del dopoguerra. Alla presenza dei presidenti dei Giuliani nel Mondo, Dario Locchi, e del sodalizio romano, Roberto Sancin, del direttore dell’Agm di Trieste Fabio Ziberna, del docente Samuele Ceccotti e della presidente del comitato romano dell’Anvgd Donatella Surzel (che ha firmato la relazione finale), è stato don Ettore Malnati, vicario episcopale per la Cultura e il Laicato della Diocesi di Trieste, a tracciare il ricordo di Santin, del quale lo stesso Malnati fu segretario per più di dodici anni.
Gli studenti del Liceo musicale di Pesaro hanno poi proposto un reading teatrale con musiche dal vivo di Bach, Mozart e Verdi. Una performance frutto del progetto andato ad aggiudicarsi il secondo premio ex aequo nel concorso “Identità e memoria” indetto dal Miur e dalle associazioni degli esuli giuliano dalmati. Nel corso della cerimonia, sono stati letti alcuni saluti istituzionali. A iniziare da quello del vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi: «Il vescovo Santin non solo promosse l’annuncio del Vangelo in tempi difficili come quello delle leggi razziali, della tragedia delle foibe e della Risiera di San Sabba, ma fu anche “defensor civitatis”, perché la barbarie fosse stigmatizzata e sconfitta e vigesse, nel vivere civile, il senso della giustizia, della libertà e della reciproca accoglienza».
La presidente della Regione Fvg, Debora Serracchiani, nella sua lettera ha sottolineato il «ruolo di assoluta rilevanza morale e storica» di Santin, «un uomo di fede con la schiena dritta: che non si asservì alla dittatura fascista, che qualche anno più tardi nel ’45 trattò la resa del presidio tedesco salvando dalla distruzione Trieste e il suo porto, ma che due anni dopo subì a Capodistria una violenta aggressione da parte dei militari jugoslavi, in quanto figura di riferimento della popolazione italiana in quella fase storica vittima delle ritorsioni e dei soprusi».
Anche il sindaco di Trieste Roberto Cosolini ha inviato una nota per celebrare «la carismatica personalità di monsignor Antonio Santin, che fu vescovo di Trieste in uno dei periodi più difficili e controversi della storia della città». Infine, il capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, Ettore Rosato: «Credo che il suo ricordo (di Santin, ndr) oggi sia ancora così vivo perché ci restituisce l’immagine di una persona “vera”, partecipe del proprio tempo come il più umile dei suoi fedeli e contemporaneamente consapevole del ruolo e della missione che essere parte così elevata della Chiesa gli conferiva».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








