Un bypass per “guarire” l’infertilità maschile

Delicato intervento di microchirurgia sperimentato con successo alla Clinica Urologica di Cattinara

La gravidanza che non arriva, i dubbi, lo stress e le paure. Il ricorso alle tecniche di procreazione medica assistita, tra cui l'eterologa, per molti rappresenta la soluzione più ovvia. Ma non sempre la più corretta, o perlomeno evitabile. Anche perché nel 40% dei casi l'infertilità della coppia è dovuta a un problema dell'uomo. Ma pochi, pochissimi, se ne accorgono. Tanto più se il disturbo risiede nei “deferenti”, i tubicini che permettono agli spermatozoi di passare dai testicoli verso l'esterno. La Clinica Urologica di Cattinara, insieme all'Università La Sapienza di Roma, è uno dei due centri in Italia specializzato in interventi di “ricanalizzazione” micro-chirurgica della via seminale, una sorta di bypass. Semplice a parole, un po' meno nei fatti vista la delicatezza dell'operazione. «Si lavora al millimetro - spiegano il professor Carlo Trombetta, direttore del reparto, e l'urologo Giovanni Liguori, presidente della sezione triveneta della Società italiana di andrologia -. La richiesta c'è, siamo una realtà riconosciuta».

L'ostruzione delle vie seminali può essere originata da una serie di patologie, come traumi, infezioni ed ernie, o cause congenite. E, per quanto possa apparire insolito, esiste anche chi si sottopone a vasectomia, cioè la chiusura dei deferenti, come metodo contraccettivo. Succede con una certa frequenza negli Stati Uniti, ad esempio. Per ripristinare una situazione normale e consentire così all'uomo di procreare, è necessario collegare il “tubulo epididimario”, dove iniziano le vie seminali, al deferente stesso. Un'operazione complessa, al microscopio, con fili invisibili a occhio nudo. Non è certo una passeggiata, ma l'intervento ormai è una prassi a Cattinara. «Oggi le coppie cercano scorciatoie - riflette Trombetta - preferiscono un prelievo di spermatozoi dal testicolo e la donna si sottopone a tecniche di procreazione medica assistita con stimolazioni ormonali e trapianti negli ovociti». Un approccio invasivo, fa notare il dottor Liguori, «e spesso, come detto, la non fertilità sta nel maschio». L'uomo tende a non esserne a conoscenza: «Anche perché le visite di leva, che un tempo consentivano di individuare i disturbi, non ci sono più», evidenzia l'urologo di Cattinara. «D'altronde un ragazzo di 18-25 anni non vede la fertilità come un valore e non se ne preoccupa. Quando invece, stando alle statistiche, il 70% degli uomini ha qualche problema, magari solo lieve, nell'apparato genitale».

Nella maggior parte dei casi gli interventi chirurgici si concludono con il risultato sperato: il paziente produce spermatozoi. «Ma se ciò avviene in un numero non sufficiente per poter avere figli - sottolinea ancora Trombetta - è consigliato il ricorso alla fecondazione assistita. Su questo il Burlo, con il reparto diretto dal professor Ricci, è un centro di riferimento nazionale».

(g.s.)

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