Due confronti e un corteo per difendere la lingua italiana

Difendere la cultura, la storia e la lingua italiana da contaminazioni e facili generalizzazioni. Questo l’obiettivo dell’associazione Trieste Pro Patria che, per diffondere il proprio pensiero, ha...
Di Ugo Salvini

Difendere la cultura, la storia e la lingua italiana da contaminazioni e facili generalizzazioni. Questo l’obiettivo dell’associazione Trieste Pro Patria che, per diffondere il proprio pensiero, ha organizzato una conferenza stasera alle 20 e un pubblico dibattito domattina, alle 9.30, entrambi nella sede della Lega nazionale in via Donota 2, e un corteo, in programma domani alle 18, «che unirà - ha spiegato ieri il presidente dell’associazione, Antonino Martelli - due punti della città che per noi hanno estrema importanza, cioè il sacello di Gugliemo Oberdan, da dove partiremo, e piazza Sant’Antonio Nuovo, dove morirono i difensori della patria nel ’53».

Nata nel 2013, la Trieste Pro Patria «è apartitica e apolitica - ha sottolineato ieri Martelli - perché crediamo nel confronto con chiunque. Il nostro impegno - ha aggiunto - è la lotta contro la cosiddetta italofobia, perché in questo campo ci sono troppi luoghi comuni, ovviamente negativi per la nostra Nazione e per gli italiani». La conferenza di stasera, intitolata “Omologazione globale e sovranità nazionale”, vedrà la partecipazione di Valerio Lo Monaco e Federico Zamboni, due giornalisti della “Voce del ribelle”, testata che è l’espressione del movimento Trieste Pro Patria. «La cultura va difesa a cominciare dalla lingua - ha anticipato Martelli - e usare termini inglesi fa credere che la globalizzazione si realizzi così, mentre fa solo perdere l’identità».

Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale, che aprirà il convegno di domattina, intitolato “Essere italofoni”, ha colto l’occasione per ricordare che «bisogna difendere anche il latino e riproporre un progetto di legge che stabilisca che la lingua italiana è quella ufficiale in Italia». «L’italofobia - ha concluso Martelli - è dovuta in parte all’ignoranza e in parte è telecomandata e non ha ragione di essere».

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