Razzismo sul bus: «Sei nera, cedimi il posto»

L’episodio denunciato dalla onlus “MamAfrica”. Una testimone: «Gli altri passeggeri indifferenti»

TRIESTE. Trieste fa il giro del web. Ma non per le sue bellezze: un episodio di razzismo, che sarebbe avvenuto a bordo della linea 5 poco dopo le 14.15 di alcuni giorni fa nel tratto di strada compreso tra via Roma e piazza Goldoni, è stato denunciato tramite Facebook, ottenendo un’eco nazionale. Recita il post: «Sull’autobus un uomo anziano si rivolge a una donna nera seduta con un bambino in braccio e le intima in malo modo di alzarsi per cedergli il posto. Un’altra passeggera offre all’uomo il posto, ma lui rifiuta. “No, non voglio il suo posto, è lei che deve alzarsi” dice, indicando madre e figlio spauriti, “questo non è un autobus per loro!”. Tutti gli altri passeggeri muti, a testa bassa. La passeggera si mette accanto alla donna per evitare che l’uomo continui la sua aggressione. Questo episodio non è accaduto in Louisiana nel 1935 ma a Trieste nel 2018. Mi è stato appena raccontato dalla persona che ha preso le difese della donna aggredita e lo considero una specie di dichiarazione di guerra». Il post, apparso sul profilo Fb di Livio Cerneca, ha presto acquisito risonanza nazionale: la onlus campana “MamAfrica” ha pubblicato il testo sulla propria pagina provocando migliaia di reazioni: più di 3.500 like, quasi 1.800 condivisioni e centinaia di commenti. Ma chi è la testimone che avrebbe preso le difese della mamma e del bambino? La triestina Adriana P., che al telefono conferma la versione circolata sui social: «Alle 14.15 esco dall’ufficio e vado alla fermata di via Roma, all’altezza del civico 18. Salgo sulla 5, non molto affollata, e mi siedo. Sento un vociare alle mie spalle, mi volto e noto un signore distinto, sulla sessantina, che intima a gran voce di alzarsi a una signora di colore con in braccio un bambino sui due anni. Mi avvicino e gli dico: “signore, prenda il mio posto: è solo due sedili più in là”. E lui: “No: voglio il posto della signora, che non ha diritto di stare qua: il bus non è per ’sta gente qua!”. Mi frappongo tra i due per difendere la donna, quindi lui mi spinge il braccio all’altezza del gomito: nessuna lesione ma un brutto messaggio cioè “non ti impicciare”. Borbotta fino a scendere in piazza Goldoni, mentre la signora rimane impietrita col bimbo. Gli altri passeggeri a testa bassa, zitti. Mi scuso con lei a nome della cittadinanza e scendo in via Conti. Sono ancora scossa perché il riferimento razzista era chiaro, così come l’indifferenza degli altri».

Non è il primo episodio simile, per Trieste: a novembre un privato aveva pubblicato nel gruppo Fb “Affitti e Vendite case/appartamenti da privati – Trieste” un annuncio (presto rimosso ma immortalato dagli screenshot) dove si offriva in affitto un appartamento in via San Servolo, specificando: «Solo italiani e gente a posto. No negri. Non ammessi cani».

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