Epidemia dell’azzardo, business in aumento da Zagabria a Belgrado

BELGRADO. A Belgrado sono da anni uno spettacolo consueto e sempre più frequente, dalla periferia al pieno centro della capitale. Nomi stravaganti, decalcomanie con slot machine e foto di ragazze poco vestite sulle vetrine per attrarre nuovi clienti. Scenari simili si vedono anche in altre zone dei Balcani, da Sarajevo a Podgorica passando per Zagabria. Balcani che sono da tempo invasi dalle “kladionice”, sale per scommesse sportive legali e altre per giochi d’azzardo che vanno per la maggiore in una regione dove sono in molti, sempre di più, a sperare nella fortuna per dare una svolta alla propria esistenza. Ma che rischiano, spesso senza accorgersenei, di precipitare nella patologia.
A confermarlo sono i più recenti dati in arrivo dalla Bosnia, dove i media locali hanno segnalato che nel 2017 le imprese che fanno più profitti nel Paese – generalmente quelle del settore energetico, delle telecomunicazioni e del commercio – hanno iniziato a essere tallonate da un outsider. Si tratta della catena di sale di scommesse “Premier”, che l’anno scorso è diventata «la quinta impresa più fruttuosa» nel Paese, mentre solo nella Federazione bosgnacco-croata i guadagni di tutte le sale scommesse sono saliti a oltre 1,5 miliardi di euro negli ultimi tre anni. Non è un caso. Il numero di puntate è infatti aumentato di tre volte dal 2015. Numeri che - in un Paese dove 500 mila persone sono senza lavoro su un totale di 3,5 milioni di abitanti - nascondono difficoltà e problemi seri. Problemi come i 35 mila scommettitori patologici che, secondo le ultime stime, vivono oggi in Bosnia. Tanti sono caduti nella trappola della dipendenza senza avvedersene e ora «hanno una passione che li blocca completamente», che «fa pensare loro che l’unica possibilità» sia quella di provare a vincere qualcosa, ha ammonito lo psicologo Ismet Dizdarević. È una questione «sociale che non è compresa nelle sue reali dimensioni: i dati che abbiamo sono allarmanti e siamo consci che i cittadini si danno sempre di più alle scommesse», ha confermato il viceministro federale per la Salute, Goran Cerkez.
Cambia di poco lo scenario, in Serbia, dove già alla fine dello scorso anno si era parlato di «epidemia del gioco d'azzardo», visto il proliferare delle sale. Alcune stime parlano di 45mila “drogati” dalla sfida alla dea bendata, come quelle dell’Istituto Batut datate 2014. Ma a preoccupare è anche l’età di chi si dà al gioco d’azzardo, spiega la psicologa Jasmina Leković, del Centro “La vita non è un gioco”, secondo la quale il problema è grande anche fra gli studenti delle scuole, fra i giovanissimi. «Secondo i dati in mio possesso, si parla di un 6% di scommettitori patologici» solo fra «chi frequenta le scuole medie inferiori» - con i più giovani “malati” che hanno 12 anni - e un «20% che è a un passo dalla patologia». Il fenomeno è in crescita, dal 1997 circa, «quando furono aperte le prime sale-scommesse, e si sta diffondendo in particolare negli ultimi anni. E più ci sono persone che scommettono, più aumentano i dipendenti» dai giochi. Sale che accolgono gente spinta da motivi differenti. C’è chi «lo fa per noia, perché non sa come sfruttare il tempo libero», ma c’è anche chi lo fa «per insoddisfazione per il proprio salario o solo per tentare di fare soldi», chiosa Leković.
Il panorama cambia di poco in Montenegro, dove sono ormai quasi tremila i giovani addetti delle sale giochi, più dei dipendenti delle maggiori imprese nazionali. Montenegro dove, secondo stime del 2017, ammontano a 40 milioni di euro all’anno le perdite degli scommettitori, fra cui un 10% sarebbe a rischio patologia. E problemi sono stati segnalati anche in Croazia – quattromila sale di scommesse sportive e 2,7 miliardi di kune di incassi nel 2016 - dove secondo una recente ricerca un 13% dei giovani ha oggi problemi con il gioco, un 30% è a rischio. Sono anche loro potenziali futuri scommettitori patologici. Che troveranno nella grande bisca legale dei Balcani il loro posto, davanti a una pericolosa roulette.
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