Dal taglio di vele alle mascherine, al Lisert la sfida della Sailmakers

Ieri le prime 150, in doppio cotone coloratissime e lavabili Furlan: «Una parte in vendita l’altra in dono agli enti». L’azienda resta aperta e non ha messo in cassa i sei dipendenti. Mille pezzi lunedì
 
Paola Vian alla macchina da cucine (Foto Katia Bonaventura)
Paola Vian alla macchina da cucine (Foto Katia Bonaventura)

MONFALCONE. Dalla maestria del taglio e disegno delle vele per rendere le barche più competitive, capaci di catturare anche il più piccolo alito di vento e trasformarlo in una spinta verso la linea di arrivo, al confezionamento delle mascherine. Siamo nel pieno della guerra contro un nemico invisibile, il coronavirus e come accadeva a tante fabbriche che si convertivano all’industria bellica anche Monfalcone fa la sua parte per combattere il virus. E ieri in via Consiglio d’Europa alla International H Sailmakers, la veleria che lavora nel comprensorio della Ocean al Polo Nautico, è iniziata la produzione delle prime 150 mascherine.

Stop alla produzione di vele, ora a Monfalcone si fabbricano le mascherine anti-virus


«L’idea è nata soltanto pochi giorni fa - racconta Michele Furlan che guida l’azienda assieme alla compagna Paola Vian - in un tempo record, dopo aver parlato con il sindaco Anna Cisint e anche grazie a Giampaolo Fontana ex direttore del Consorzio che ci ha aiutato a completare tutta la documentazione, siamo riusciti a procurarci il materiale necessario per fare le mascherine e ora siamo in produzione».

Una coincidenza singolare quella del sindaco, da una vita appassionata velista e di Fontana che gode della maestria dello stesso Furlan, suo amico, che oltre a fornirgli le vele è anche tattico e randista di Furietta (la barca di cui è armatore Fontana) alla quale ha anche ottimizzato il set delle stesse vele rendendola talmente competitiva da far razzia di coppe e trofei in tutte le regate del golfo e non solo. C’erano entrambi ieri, sia Fontana che il sindaco Cisint, alla partenza della produzione delle prime mascherine.

«L’idea era anche quella di tenere operativi i ragazzi che lavorano con me - aggiunge Furlan - e non farli andare in cassa integrazione. Siamo riusciti a farlo tenendo aperta la veleria facendo qualcosa di utile per la comunità visto che le mascherine sono introvabili». Con Furlan e la sua compagna ci sono sei persone che lavorano per realizzarle. Non sono le solite mascherine bianche, ma coloratissime: arancioni, rosse e verdi e vengono fornite in una speciale confezione realizzata con il materiale delle vele.

«In molti hanno provato a fabbricarle, ma era difficile reperire il materiale adatto - aggiunge Furlan - noi siamo riusciti a trovare la materia prima, un cotone speciale da una ditta di Udine che realizza anche le mascherine. Il tessuto è funzionale, un doppio cotone. Vengono fuori delle mascherine riutilizzabili che si possono lavare in acqua calda e disinfettare senza problemi, possono essere messe nel microonde per sanificare i batteri o semplicemente con il ferro da stiro. Oggi facciamo 150 pezzi, lavoreremo anche domani (oggi ndr) e domenica, c’è materiale per mille mascherine, abbiamo già fatto il taglio e le stiamo cucendo. Altre mille ne faremo da lunedì non appena arriva il nuovo materiale che abbiamo riordinato. Aspettiamo solo il benestare dei vari enti che vorranno utilizzarle».

Prezzo fissato, circa tre euro a mascherina, l’International H Sailmakers in parte venderà le mascherine, in parte le donerà a chi ne ha più bisogno (come le case di riposo). «Non possiamo farlo con i privati perchè non è praticabile con il nostro sistema di fatturazione» avverte Furlan. Tutti concentrati sulle mascherine, alle vele ci si penserà quando finirà l’incubo del virus, il paese ricomincerà a respirare e la vita riprenderà anche per i cantieri, le barche e i diportisti.

«Siamo stati costretti a fermare la produzione delle vele - conferma Furlan - tutti gli addetti, sei o sette ora sono concentrati sulle mascherine. Il lavoro per fare le vele c’è e anche gli ordini, gli armatori si erano già mossi. Ma a causa dell’emergenza virus le consegne si sono fermate e si è dovuto stoppare anche la produzione. Le aziende del settore sono chiuse, tutti i cantieri sono fermi, non è possibile muovere le barche e i diportisti sono costretti a casa. Abbiamo un mese arretrato di lavoro. Ora meglio far mascherine. Sapevo che anche altre aziende avevano tentato, ma era difficile avere contatti giusti. Noi abbiamo parlato con il sindaco e con Giampaolo e siamo riusciti a partire».

Un’altra sfida per Furlan che appartiene a una famiglia abituata alle sfide. Specialmente lo zio, Sergio Furlan, che aveva fondato la veleria H Sailmakers che ha alle spalle una grande storia fatta di Olimpiadi e vela a Monfalcone. Era il 1967 quando Sergio appassionato di vela con successo vista la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo (nel ’64) con un gruppo di grandi velisti di cui faceva parte anche Pelaschier, fece nascere la veleria all’Hannibal. Dal 2007 il trasferimento all’Ocean con la cessione dell’azienda al nipote Michele che ha allargato il comando cedendo il controllo alla compagna Paola Vian sulla scia delle imprese femminili. Ora tocca alle mascherine. 

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