Il salto indietro al 1860 per il cenone di Natale al castello di Miramare Con un intruso: Codina

il focus
Trieste, 24 dicembre 1860. Al Castello di Miramare, appena costruito, c’è un bel trambusto. Le cucine stanno lavorando senza tregua mentre si attendono gli ospiti, sicuramente elegantissimi. Si cena presto, verso le cinque e mezza, e ci si prepara per lo scambio dei doni e per la messa di mezzanotte nella cappella privata, illuminata a festa. In lontananza si scorge la città. Fuori fa freddo ma dentro c’è un bel calduccio e l’atmosfera, nelle stanze maestose, è riscaldata dalle candele dei lampadari e dal grande albero decorato con gustosi dolcetti. Miramare è ancora ben isolato: la strada Costiera, infatti, non esiste. Ma non è solo Natale. Massimiliano d’Asbugo e Carlotta del Belgio, i proprietari del castello, hanno deciso di inaugurare la nuova dimora proprio nel giorno più magico dell’anno. La tavola verrà preparata al piano terra, perché il primo piano ancora non è pronto.
A distanza di 160 anni da quella sera, Costanza Grassi, autrice di “Sissi a Miramare” e “Il castello di Miramare” (Edizioni EL) e operatrice museale, ha voluto regalare un racconto per i piccoli visitatori. «Era praticamente già tutto scritto dalla storia – racconta la scrittrice –. Come sappiamo, Miramare è chiuso e non abbiamo potuto fare molto. Ho pensato così di donare un piccolo regalo che permettesse ai bambini di volarci dentro, con un salto nel passato». E così si incontrano personaggi realmente esistiti, come il giardiniere Jelinek, che nella fantasia di Costanza fa arrivare l’abete natalizio al castello, e il direttore di corte Radonetz, entrambi uomini di fiducia di Massimiliano e grandi viaggiatori.
Ma nel Natale Ottocentesco di una Trieste dominata dall’Impero d’Austria, c’è anche un ospite, “un intruso”, il piccolo topo Codina. «Come nelle saghe, riappare un personaggio dei miei libri, il topo Codina – continua Costanza –. Qui è giovane e si trova per la prima volta ad assaporare una cena al castello. Codina sogna sempre in grande e un giorno partirà con Massimiliano per il Messico». Il menù è quello francese con qualche piatto tipico della tradizione austrungarica. «Non sappiamo di preciso cosa mangiarono. C’erano sicuramente la carpa di Natale e poi qualche dolcetto come i biscotti pepati e speziati. Forse, la zuppa di wurstel. Probabilmente qualche pietanza esotica, come piaceva a Massimiliano, anche perché era facile trovare sempre tutti gli ingredienti, grazie al porto».
Insomma a Trieste, in quasi tutte le abitazioni, dalla più raffinata alla più modesta, ci si prepara a celebrare il Natale. Eppure, si legge nel racconto, «non era così proprio in tutte le case. Trieste era un grande porto dell’Impero d’Austria, fiorente e trafficato, e persone di religioni diverse convivevano e commerciavano in santa pace da anni e anni». Ecco allora che, ad esempio, nelle case dei triestini ebrei si accendono le candele Channukkah e in quelle dei triestini serbi si attende ancora qualche giorno per festeggiare. «Miramare è sempre il posto da cui partire e dove tornare. Un luogo che parla di altri luoghi e racchiude in sé la voglia di scoprire il mondo», conclude Costanza. “Natale al castello di Miramare” si può leggere gratuitamente in Mirakids, una sezione speciale del sito istituzionale del Museo del Castello di Miramare, tutta dedicata ai bambini (www.miramare.beniculturali.it). —
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