L’ispirazione ritrovata da Dionisi grazie a una telefonata di Morandi

LA CURIOSITà
Quando a stravolgerti la vita e a infondere nuove ambizioni artistiche, è una telefonata di una icona della canzone come Gianni Morandi. È quanto accaduto a Dorian Dionisi, cinquantaduenne compositore triestino, professione “addetto all’orchestra” del Teatro lirico Verdi, una vita spesa per la musica, specie quella dialettale, percorso con cui ha saputo aggiudicarsi per tre volte il Festival della Canzone Triestina, nel 1999, nel 2000 e nel 2004. Molta passione, troppi sacrifici e spesso anche molte porte chiuse in faccia. Quanto basta per abbandonare i sogni, o almeno non confidare più sulla vena compositiva.
Capita così di approdare sui colli bolognesi nell’estate del 2018, dove Dorian Dionisi si trova per una vacanza, e di imbattersi nei luoghi soliti ad essere frequentati da Gianni Morandi. Il cantautore triestino ci prova e lascia un suo cd nell’edicola nei pressi della tenuta di Morandi, il classico demo conservato sempre in tasca, con tre brani, di cui due in dialetto, e un biglietto di poche righe di ringraziamento con numero di cellulare. Una sorta di prassi per molti aspiranti cantanti ma che per Dionisi si tramuta in un regalo inatteso: «Pochi giorni e ricevo una telefonata – racconta l’artista triestino –, era Gianni Morandi in persona. Pensavo ad uno scherzo ma del fatto lo sapevamo in pochi, era veramente lui. Sono crollato dall’emozione, non sapevo cosa dire: lui invece parlava a ruota libera e mi ha stupito per l’immensa disponibilità e umiltà. Mi disse di aver sentito il cd, di non aver capito il testo in dialetto triestino ma di aver apprezzato il brano in italiano. Ero in stato confusionale – ammette Dionisi – specie quando mi ha dato consigli utili per promuovere la mia musica. Siamo rimasti al telefono a lungo, è stata una esperienza che mi ha illuminato». La telefonata di Morandi riaccende la passione e la voglia di creare. La nuova stagione di Dionisi verrà colorata inoltre dal forte legame di amicizia con il compianto Ezio Bosso e dal supporto della nuova compagna, Veronica, il cui cognome sembra anche esso uno stimolo: Bach.
L’artista triestino ha ripreso insomma a comporre, accantonando magari la cifra dialettale a favore di brani più impegnati, vedi “Libertà”, ispirato da un discorso della senatrice Segrè e scritto in occasione della “Giornata dei Giusti” del 6 marzo, oppure “Liberi tutti”, incentrato sull’isolamento sociale e sul dovere di una maggiore solidarietà. —
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