Cultura, Miracco l’assessore-ombra voluto da Cosolini

L’ex braccio destro di Galan assumerà un incarico esterno di superconsulente. Costerà 36mila euro all’anno

È stato l’assessore ombra alla Cultura in una Regione culturalmente e turisticamente “top” qual è il vicino Veneto, specie dal 2005 al 2010, negli ultimi cinque anni del quindicennio di governatorato Galan, berlusconiano doc. Ha seguito poi lo stesso Galan a Roma, diventando e restando anche dopo la caduta del Cav, consigliere del ministro per i Beni culturali, che ora non è più Galan ma il tecnico Ornaghi.

Da oggi - a chiusura di una trattativa chiacchierata tre mesi fa, nel momento dell’uscita dalla giunta Cosolini di Andrea Mariani, e poi ripiombata nel silenzio - Franco Miracco prende improvvisamente i galloni dell’assessore ombra alla Cultura in un Comune comandato dal centrosinistra. Un Comune che proprio così “top” tipo il Veneto, culturalmente e turisticamente, non è, ma che crede di avere le potenzialità per diventarlo. E ambisce ad esserlo anche davanti ad occhi foresti.

Proprio con quest’ambizione, si suona la carica in piazza Unità, lo stesso Franco Miracco - colui che la letteratura politica contemporanea etichetta talvolta col nome d’arte di “Galacco”, tale è il legame di fiducia stretto da lunghissimo tempo con Giancarlo Galan appunto - è stato chiamato ora alla corte di Roberto Cosolini come superconsulente esperto in politiche culturali. Sarà legato al Municipio triestino da un contratto di collaborazione esterna, in vigore dal primo luglio, oggi quindi, e valido per un anno. Eventualmente rinnovabile, ovviamente. Opererà a stretto contatto, altrettanto ovviamente, con l’attuale assessore alla Cultura del capoluogo del Friuli Venezia Giulia. Che è sempre e comunque Cosolini. Il sindaco che, dopo l’uscita di scena di Mariani, s’è tenuto la delega alla Cultura restando vago sui tempi di investitura di un eventuale successore. Da qui l’idea, legittima a palazzo, che Miracco sia in un certo senso quel successore. Una sorta di nuovo assessore ombra, un puntello di prestigio alla giunta di piazza Unità, tanto per chiudere il cerchio.

Supernome, ma non superingaggio, a voler esser onesti. Il contratto di cui sopra vale in effetti 36mila euro per un anno. Detta così, l’affare del secolo. Da qui un’altra idea - a sua volta legittima - che più che di un assessore ombra, più che di un superconsulente, si tratti di un superuomo immagine, dalle conoscenze e dalle entrature romane molto convenienti per Trieste, questo sì, ma che non ha tempo per lavorare a tempo pieno all’ombra di San Giusto.

Basti pensare, riformulando quelle due note di curriculum citate qualche riga più sopra, che l’amministrazione Cosolini potrà avvalersi dei servigi, in tema di politiche culturali, di quello che è, oggi, proprio il consigliere del ministro per i Beni culturali della Repubblica italiana. Non solo. L’altro piccione, che il sindaco pensa forse ma non dice di aver preso con la stessa fava, è quello di aver portato nella caponera Trieste un gallo ben più robusto (e dunque accreditato) di quelli autoctoni che reclamano a vario titolo di poter mettere becco nelle strategie culturali della città. Un modo per farli tacere, anche. Per il rapporto qualità-prezzo, e forse anche per una certa speranza che Trieste ne possa guadagnare per davvero, per una volta, nella consueta riunione che precede l’ufficialità, i sindacati del Comune hanno deciso di tenere il profilo basso. Fermo restando che «tutti continuano a ritenere che il ricorso alle consulenze esterne debba essere mitigato», per dirla alla Paolo Taverna della Cgil, in questo caso «le motivazioni addotte da Cosolini possono essere viste come plausibili», finisce il ragionamento Marino Kermac della Cisal Alpis, a chiusura di un confronto che ha coinvolto anche la Confsal.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo