Così Trieste rinuncia a un progetto da premi Nobel

Caro direttore, approfitto della sua ospitalità per aggiornare i triestini riguardo a Metacarso, l’osservatorio sulle culture che avrei dovuto condurre per conto del Comune a partire da luglio e che invece non si terrà.
Per spiegare le ragioni del fallimento è necessaria una breve ricostruzione dei fatti.
Nel settembre del 2011 ho consegnato il progetto al neoeletto sindaco Cosolini, il quale a stretto giro si è impegnato pubblicamente con un’intervista al “Piccolo” a realizzare Metacarso. Nell’agosto del 2012, dopo circa un anno di silenzio, il sindaco mi ha telefonato per propormi di ampliare il progetto, ovvero dar vita a una manifestazione non solo letteraria, in cui coinvolgere i più importanti operatori culturali e le istituzioni della città, in modo tale da offrire a chi resta qui per le ferie (o ci viene di proposito) una versione più strutturata e sostanziosa di Trieste Estate. Un osservatorio sulle culture, ma anche, per così dire, una forma di intrattenimento alto. Ho accettato di essere il coordinatore di questa nuova rete di soggetti – Università, Verdi, Miela, Rossetti, Cappella Underground, Icgeb, Sissa, Ictp – a patto che il nostro lavoro mantenesse lo spirito originario del mio progetto. Nonostante le prevedibili difficoltà di concertazione, abbiamo ottenuto notevoli risultati. Ma, prima di passare in rassegna gli artisti e gli scienziati di fama internazionale che non accoglieremo a Trieste nonostante la loro convinta adesione, mi permetta due parole su quale fosse, appunto, lo spirito di Metacarso.
L’idea guida
Trieste e il Carso rappresentano due entità indissolubili, una dialettica degli opposti che aggiunge all’eredità asburgica della nostra città quella più dolorosa e controversa del ventesimo secolo. Trieste è il corpo del Novecento, ma per fortuna è un corpo ancora vivo, fatto di persone piene di vita – anziani e meno anziani che siano – a cui ogni anno si aggiungono giovani universitari, lavoratori, scienziati, nuovi cittadini immigrati, gente legata alle professioni che si muove e conosce il mondo, gente rivolta al domani. Finora ci siamo specchiati gli uni negli altri, italiani e sloveni, ed è stato importante farlo, adesso però forse avremmo bisogno di uno sguardo esterno, qualcuno che venisse da fuori per aiutarci a esplorare con altri occhi il posto che abitiamo. Al centro del progetto, concepito in vista dell’imminente centenario della prima guerra mondiale, c’era l’idea di superare il Carso inteso come barriera mentale, luogo del conflitto, miniera inesauribile di rancore. Il nome Metacarso veniva dalla volontà di questo superamento: “Meta” in greco significa “dopo/oltre” e insieme a “Carso” procurava un’assonanza con “metacarpo” e “metatarso”, due ossa, quasi a indicare l’esistenza di una struttura connettiva nuova: non più cortina di ferro, bensì la giunzione che salda due interi universi culturali – lo slavo-continentale e il latino-mediterraneo – e che passa proprio sotto casa nostra. Metacarso intendeva proporre Trieste come “Casa delle Differenze”, una città che può parlare al mondo con la stessa lingua di Gerusalemme, Johannesburg, Mumbai, Belfast, luoghi simbolo dello scontro e al contempo progetti pilota per la convivenza.
I nomi confermati
Con questi propositi, e il prezioso aiuto di Elena Carlini e Silvia Mancaleoni, ho cominciato a invitare maestri delle più varie discipline che avessero nella propria storia personale un tratto in comune con la cosiddetta mixité della città, autori che, parlandoci della loro arte o esibendosi per noi, avrebbero offerto al tempo stesso, con la loro semplice presenza, una testimonianza implicita di cosmopolitismo, multiculturalità, eccetera, senza la retorica con cui di solito questi valori vengono celebrati. Parliamo di Derek Walcott (Nobel della letteratura), Abraham Yehoshua, Hanna e Antonio Damasio, Hanif Kureishi, Jamaica Kincaid, Frank Westerman, stelle del teatro di ricerca come Emma Dante e Constanza Macras, parliamo del fisico Jim Al-Khalili, dell’immunologo David Klatzmann, di Richard Roberts (Nobel della medicina) avvicinato dal direttore del Icgeb Mauro Giacca. Tutti già confermati con data e titolo della serata. Parliamo di tre concerti di musica classica in diretta su Rai Radio3 grazie all’interessamento del direttore Marino Sinibaldi, con maestri scelti dal sovrintendente del Teatro Verdi Claudio Orazi in collaborazione con il musicologo dell’emittente Michele Dall’Ongaro. Ebbene, come mai queste venti serate già perfettamente definite non vedranno la luce?
Le ragioni del fallimento
Negli ultimi mesi ho sollecitato più volte il sindaco ad avviare le procedure necessarie per realizzare la manifestazione in modo adeguato all’alto profilo dei suoi ospiti. Ho sempre ricevuto rassicurazioni: mail, sms, calorose telefonate di incoraggiamento. Chiedevo lumi sugli sponsor, i fondi, le gare d’appalto da bandire per i vari settori dell’organizzazione. Non preoccuparti, mi rispondeva. Chiedevo con urgenza un sito internet che ufficializzasse la manifestazione – non è facile creare una rete di rapporti internazionali dalla propria casella di posta – e lui mi prometteva che se ne sarebbe occupato di lì a poco. Ogni volta di lì a poco. Intanto le riunioni col rettore, il sovrintendente e i responsabili delle varie realtà si infittivano. Intanto il programma assumeva una forma definita. Il costo corrispondeva a circa mezza Trieste Estate, ben al di sotto del tetto ipotizzato dall’amministrazione. Ma l’assenza del benché minimo provvedimento concreto mi preoccupava sempre di più. Così ho richiesto una riunione risolutiva, tenutasi finalmente pochi giorni fa, nella quale il sindaco d’un tratto, senza che mi fosse arrivato, fino a un istante prima, alcun segnale contrario agli accordi presi, mi ha comunicato che per impedimenti burocratici preferiva cedere Metacarso al Teatro Verdi. Al Teatro Verdi? A quattro mesi dalla manifestazione? Senza ancora un solo contratto? E dov’è finita la rete di soggetti? E il manifesto neoidentitario della città? Con quale probabilità gli impegni che ho preso in prima persona con gli autori succitati verrebbero mantenuti dal Verdi dopo che sono stati disattesi dal Comune? Qualcuno pensa davvero che un evento del genere si possa improvvisare? Perché dovrei reggere il rischio da solo, in un mare di incertezza e faciloneria? Anche il più ingenuo a questo punto chiederebbe, come minimo, garanzie incise sul bronzo di Mikeze e Jakeze.
Un altro ponte nato male
Ora, prima che sia troppo tardi, dovrò disdire gli incontri, uno a uno, inimicandomi editori, agenti, tour manager, ma soprattutto mancando di parola con artisti e scienziati che ammiro. Certo, sarebbe bello che fosse il sindaco a scrivere queste lettere, ma bisognerebbe aspettare chissà quanto e non voglio irritare ulteriormente persone che hanno, come si usa dire, agende fittissime. Ho messo in gioco tutti i miei contatti e dovrò ricucire parecchi rapporti per riguadagnare il rispetto nell’ambiente in cui lavoro da vent’anni. Pazienza, sopravviverò, pensavo ieri camminando per Ponterosso.
Poi ho visto i lavori in corso, quella povera passerella nata male. Ecco Metacarso, mi sono detto. Eppure a Trieste servirebbe davvero un ponte. Magari chi progetterà il prossimo riuscirà a portarci un po’ più lontano.
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