Capitale della cultura 2019: Trieste non sfiderà Venezia

Il sindaco Cosolini: «Abbiamo accarezzato l’idea, ma non è possibile» L’assessore regionale Torrenti: «Ma la città avrà comunque un ruolo»
Di Silvio Maranzana
Foto Bruni 05.01.13 Mikez e Jakez:a S.Giusto e sul municipio di piazza Unità
Foto Bruni 05.01.13 Mikez e Jakez:a S.Giusto e sul municipio di piazza Unità

«Per qualche giorno abbiamo anche accarezzato l’idea di lanciare la grande sfida a una delle città leader mondiali nel campo della cultura e del turismo, cioé Venezia. Poi abbiamo dovuto sottostare agli accordi che erano già stati firmati.» Il sindaco Roberto Cosolini spiega così come Trieste abbia dovuto rientrare nei ranghi di retroguardia per la corsa a Capitale europea della cultura 2019. Di fronte ai tentennamenti di Venezia che in base alle parole del sindaco Giorgio Orsoni andava verso la rinuncia, il Comune aveva incominciato a lavorare per prendere il posto della città lagunare, poi quando la settimana scorsa il Comitato dei fondatori della capitale della cultura riunitosi nel municipio veneziano aveva invece deciso di andare avanti riuscendo a trascinare nell’intento un ancora poco convinto Orsoni, Cosolini aveva covato un progetto ancora più ambizioso: mettersi in concorrenza con la stessa Venezia, città alle quale non riusciamo a soffiare nemmeno le navi da crociera, immensi palazzi galleggianti che continuano a passare per il Canal grande. Ma il più audace dei sogni (vi sono già in lizza un’altra quindicina di città italiane) si è spento all’alba perché pacta sunt servanda. La candidatura originale infatti è di “Venezia con il Nordest” e nel Comitato dei fondatori c’è anche la Regione Friuli Venezia Giulia che vi aveva aderito nella precedente consiliatura con Renzo Tondo governatore. «Se avessimo voluto perseverare - spiega il sindaco - Trieste si sarebbe messa in gara contro il Friuli Venezia Giulia di cui è il capoluogo: antagonismo irrealizzabile oltre che paradossale».

È la conclusione a cui sono giunti anche gli assessori regionale e comunale alla Cultura: Gianni Torrenti e Franco Miracco al termine di un incontro avuto l’altro giorno su questo specifico tema. «L’impegno del Friuli Venezia Giulia non è reversibile, gli impegni presi vanno rispettati e a questo punto non c’erano altri spazi d’azione», afferma Miracco che, nelle segrete stanze, avrebbe anche manifestato un certo timore però per l’efficacia di una candidatura che spazia da Bolzano a Muggia e da Tarvisio a Rovigo, mettendo insieme territori che hanno ben poco in comune tra di loro o con la stessa Venezia. Scetticismi che non frenano però l’entusiasmo di Torrenti da pochi giorni sulla plancia di comando dell’amministrazione regionale. «Siamo fortemente decisi - annuncia - a dare nuovo slancio alla candidatura del Nordest e io sono convinto che per Trieste in particolare, più che per gli altri territori del Friuli Venezia Giulia questo sia un appuntamento ideale per trarre una serie di benefici. Trieste infatti, a differenza di Venezia che come ha giustamente sottolineato il sindaco Orsoni non ha bisogno di attrarre nuovi turisti, questo bisogno ce l’ha, ma anche estrema necessità di ridisegnarsi e di tracciare un proprio modello di sviluppo futuro». «Dobbiamo accordarci e far sì che nell’ambito della candidatura del Nordest ci venga assegnato un ruolo di rilievo perché in fondo la stessa manifestazione “Trieste next” era stata ideata anche con lo scopo di raggiungere questo obiettivo nel 2019», dice Cosolini. Nelle intenzioni di Torrenti il ruolo di Trieste non può essere circoscritto, com’era stato progettato, solo negli ambiti scientifici, «ma dobbiamo batterci - afferma - perché Trieste abbia un ruolo più ampio, di primo piano al fianco di Venezia. Martedì c’è il discorso programmatico della presidente Serracchiani, già da mercoledì mi darò da fare per questo».

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