Albania, gli edifici sbriciolati nel mirino della magistratura

TRIESTE Non solo la forza della natura, imprevedibile e non arginabile. Ma anche la responsabilità umana, di più o meno ignote “mani sulla città” che hanno versato illegalmente colate di cemento per costruire case e condomini. Potrebbe essere anche e soprattutto quest’ultimo fenomeno, che risponde al nome di abusivismo edilizio, una delle cause del tragico bilancio del terremoto che ha colpito lo scorso 26 novembre l’Albania.
Il sisma, che ha interessato soprattutto l’area attorno a Durazzo con una magnitudo di 6,4, è costato la vita a 51 persone, mentre i feriti sono stati circa duemila. Secondo stime ancora provvisorie, sono circa 900 i condomini e palazzi danneggiati dal terremoto, oltre cinquemila le abitazioni lesionate. Un bilancio che forse avrebbe potuto essere meno drammatico se fossero state rispettate tutte le leggi in materia di costruzioni e osservate le norme edilizie. È questo il sospetto sulla cui base si è mossa la magistratura albanese, che ha lanciato un’inchiesta ad ampio raggio a Durazzo, Tirana e nel distretto di Kruja, nel nord del paese, per indagare e verificare se vi siano possibili risvolti penali nel crollo di edifici e nel danneggiamento di condomini e palazzi provocato dal sisma principale e dalle successive scosse di assestamento.
Le indagini, è stato specificato, si focalizzeranno su vari fronti. Uno riguarda sicuramente la concessione dei permessi edilizi, per vedere se essi sono stati rilasciati nel rispetto della legge. Ma si indagherà anche sul rispetto da parte di impresari edili e ditte costruttrici delle corrette procedure di costruzione, ma pure sul ruolo di ingegneri e geometri, per verificare se abbiano o meno progettato e monitorato i lavori in modo professionale.
La pista più calda è però un’altra: si andrà infatti a “stanare” chi ha costruito senza permessi in maniera non autorizzata e illegale, è stato precisato.
La tesi da cui si parte è stata resa nota dalla procura di Durazzo, che ha dichiarato che si «sospetta che le conseguenze» più nefaste del sisma siano state amplificate «da costruzioni illegali», ma anche dalla mancata «vigilanza» da parte di funzionari dello Stato che avrebbero dovuto tenere sotto controllo il settore edile: settore che ha conosciuto un boom selvaggio soprattutto negli ultimi decenni, hanno informato i media locali. Sulla stessa linea la procura di Tirana, che ha promesso «azioni rapide» per verificare le circostanze che hanno portato ai crolli.
L’inchiesta sarà sostenuta dalle autorità politiche, che vogliono che gli eventuali responsabili siano portati davanti alla giustizia, ha assicurato da parte sua il presidente albanese Ilir Meta, dopo una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale convocato per coordinare la fase post-emergenza. Ancora più duro il premier albanese, Edi Rama, che ha promesso che i costruttori abusivi responsabili dei crolli dovranno risarcire i danneggiati e le vittime, assicurando al contempo che «il governo darà case» ai terremotati «a ogni costo».
Ma quanto è ampio il problema dell’abusivismo? Enorme; e non limitato alla sola Albania. Dal 1991, secondo una ricerca pubblicata a fine 2014 dal Mediterranean Journal of Social Sciences, sono stati «circa 400mila gli edifici costruiti senza permesso» in Albania, un numero altissimo per una nazione di tre milioni di abitanti.
Anche se un censimento preciso è impossibile, sarebbero ben di più in Serbia (quasi 2 milioni), 100mila in Montenegro e altrettanti nella sola Republika Srpska, in Bosnia, circa 70mila in Macedonia. —
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