Ambulatorio del dolore Luise: «Stiamo lavorando per potenziare il servizio»

Le carenze del servizio di Terapia del dolore erogato nell’ospedale San Polo di Monfalcone risalgono al suo riconoscimento come Lea, Livello essenziale di assistenza, da parte del ministero della Sanità e poi della Regione. «Che però si è limitata a un tanto, senza che si creasse l’équipe multidisciplinare prevista e per la cui costituzione ora si sta lavorando», ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali e direttore del Distretto sanitario Basso Isontino, Michele Luise.
«Per questo motivo avevo chiesto al consigliere del Partito democratico Paolo Fogar di ritirare la mozione sulla situazione del servizio, delle cui carenze l’amministrazione comunale è del tutto consapevole e sta lavorando a riguardo assieme all’amministrazione regionale al fine di poter arrivare ad un miglioramento», ha aggiunto Luise. La mozione presentata da Fogar puntava a impegnare il sindaco a chiedere all’Azienda sanitaria il superamento delle liste di attesa, aumentando i giorni di apertura.
L’assessore e direttore del Distretto santario Basso Isontino ha quindi continuato: «La Regione intanto ha provveduto ad affiancare un secondo medico all’unico che si occupava delle terapie palliative. Si tratta di un servizio che, in base al recepimento della normativa nazionale da parte della Regione nel 2011, avrebbe dovuto essere integrato in quello della Terapia del dolore, rimasto affidato agli anestesisti, cioè a figure che in prima battuta si occupano dell’attività chirurgica e della rianimazione».
Sempre secondo quanto ha riferito l’assessore alle Politiche sociali, si è però ora costituito un gruppo di lavoro per arrivare alla definizione dei percorsi per seguire i pazienti con dolori.
«Se l’obiettivo reale fosse stato quello di sollecitare l’amministrazione regionale a fornire risposte nei tempi più veloci possibili in materia di palpazione e di terapia del dolore – ha affermato ancora Luise –, allora ci si sarebbe messi a lavorare per l’elaborazione di un documento comune. In ogni caso, il consigliere Paolo Fogar può essere comunque certo che abbiamo colto quanto di buono c’è nella sua sollecitazione».—
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