«Basta con gli esposti anonimi» Altolà della Procura dei minori

Monito di Tamborini: «Le segnalazioni senza una firma sui bambini in difficoltà non vengono prese in considerazione. Possono essere pericolose e strumentali»



Arrivano in buste e in plichi, ma senza traccia del mittente. Sono scritti a mano o al computer. Riferiscono di maltrattamenti e violenze su bambini e ragazzi o di famiglie in perenne litigio dove le vittime sono – o sarebbero – i minori. Spesso prendono di mira qualcuno in particolare: il padre o la mamma, a seconda dei casi, giudicati inadeguati. Ma tra i bersagli, talvolta, non mancano nemmeno gli insegnanti.

Quanto c’è di vero nei racconti contenuti in quelle lettere? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: buste e plichi anonimi, o qualsiasi altro documento privo della firma di chi lo spedisce, non vengono presi in considerazione.

È una scelta netta quella imboccata dal procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minori Leonardo Tamborini. Il magistrato non attacca nessuno in particolare: la sua non è una polemica ma una presa di posizione chiara su un modus operandi che non gli piace e che ritiene del sbagliato. Per vari motivi.

«Già – osserva il procuratore parlando dal suo ufficio in Tribunale – gli esposti anonimi non li possiamo prendere in considerazione. Perché – ci tiene a spiegare – se ad esempio qualcuno è preoccupato per la situazione di un bambino, che ritiene in sofferenza o in difficoltà, se si rivolge a noi deve mettere nome e cognome. Chi fa segnalazioni anonime – continua Tamborini – in definitiva è un incivile, perché non si prende la responsabilità del proprio gesto. Ed è un gesto inutile – puntualizza – perché la lettera non viene presa in considerazione. Un documento mandato in forma anonima non è attendibile e peraltro si presta a strumentalizzazioni».

Il procuratore lascia intendere che dietro alle accuse mosse nei confronti di madri o padri ritenuti violenti o inadempienti nel loro ruolo di genitori, ad esempio, si possono nascondere ben altre intenzioni: c’è chi, così facendo, cerca di mettere nei guai il diretto interessato con scopi ben precisi. L’ex marito che vuole vendicarsi della moglie, o viceversa. O, ancora, il vicino di casa che ha il dente avvelenato. E così via.

Lettere del genere, va detto, non arrivano a tonnellate, ma di tanto in tanto.

«La giustizia risponde a tutti – chiosa il magistrato – in tempi brevi e con professionalità. Ma non agli anonimi, che sono pericolosi. Perché, ripeto, c’è il rischio di un uso strumentale della giustizia. Se si vuole aiutare qualcuno – annota – bisogna assumersene la responsabilità. Anche perché chi è davvero preoccupato per un bambino non ha nessuna esitazione a mettere nome e cognome. Anzi, li mette ben volentieri per essere a disposizione dell’autorità giudiziaria».

Come fa notare lo stesso procuratore, in materia penale il codice di procedura prevede espressamente l’inutilizzabilità degli anonimi. —



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