Bengalese dichiara un figlio ma è falso

Connazionale fatto arrivare a Monfalcone sotto mentite spoglie. Un “alias” per rendere tutto perfettamente regolare attraverso un ricongiungimento familiare. A processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono tre bengalesi, Jahirul Md Jslam, 49 anni, Akter Mohammad Hossain, 52, Khair Abul Mohammed, 64. Immigrazione clandestina, contesta la Procura, avvalendosi di documentazione e dichiarazioni mendaci. Era Selim Miah il bengalese fatto passare per un figlio inesistente, accusato di falsa dichiarazione di identità, reato però già prescritto. Il processo davanti al Collegio presieduto dal giudice Coppari, a latere De Vincenzi e Iorio, era iniziato nell’aprile 2014, “disceso” da un procedimento a carico di altri imputati per reati più gravi, celebrato a Trieste. I fatti risalgono agli anni 2005 e 2006. Selim Miah, dunque, “battezzato” Habib Hossain sedicente congiunto di Akter Mohammad Hossain entrato illegalmente in Italia sfruttando la procedura a fronte di un ingresso formalmente regolare. Un’operazione per la quale, sempre secondo la Procura, i bengalesi imputati si sarebbero avvalsi della collaborazione di altri connazionali all’epoca presenti in Italia e in Bangladesh. E tutto evidentemente per trarne profitto, in termini di corresponsione di denaro, oppure dell’arrivo a Monfalcone di parenti.
Jahirul Md Jslam assieme ad Abul Kair Mohammed sono accusati di aver costretto Akter Mohammad Hossain a firmare la richiesta di ricongiungimento familiare inoltrata alle autorità italiane per l’arrivo del dichiarato figlio Habib, con il quale invece non aveva alcun legame di sangue, pertanto sotto falso nome anche attraverso un’altrettanta documentazione anagrafica fittizia procurata illegalmente in Bangladesh. Chiamato a rispondere a processo per gli stessi reati in concorso è lo stesso Akter Mohammad Hossain. La particolarità del quadro accusatorio starebbe nel mettere sullo stesso piano quella che appare piuttosto la “vittima” dell’operazione illecita e i due connazionali che gli avrebbero imposto di far passare Selim Miah come congiunto. Secondo la pubblica accusa, il motivo è che Akter Mohammad Hossain ha accettato e quindi ha eseguito quanto gli era stato ordinato. Con ciò in cambio dell’arrivo a Monfalcone del fratello, quello sì naturale. Il vantaggio per gli altri due connazionali imputati sarebbe consistito quindi nell’aver intascato somme di denaro: Jahirul Md Islam almeno mille euro ricevuti da Selim Miah per la sua immigrazione clandestina, e Khair Abul Mohammed denaro asiatico, sostiene la pubblica accusa. Una vicenda complessa e articolata. Durante l’ultima udienza, al Tribunale di Gorizia, è stato chiamato a testimoniare l’ufficiale di Polizia giudiziaria Milocco del Commissariato di Monfalcone. Tuttavia, il pubblico ministero Paolo Ancora ha chiesto l’acquisizione degli atti relativi alle intercettazioni di quattro conversazioni telefoniche intrattenute dagli imputati. Richiesta accolta dal Collegio giudicante, che ha sospeso l’esame del teste Milocco, come richiesto dal difensore di Jahirul Md Islam, avvocato Antonio Montanari, per permettere alle parti di visionare i contenuti delle intercettazioni.—
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