Bottillo lascia il timone delle Fiamme gialle «Ricchezza opaca anche qui. Guardia alta»

Il comandante della Finanza Fvg saluta Trieste dopo due anni e va a Roma, a dirigere la Scuola di perfezionamento delle forze di polizia  
Silvano Trieste 2019-01-10 GDF Trieste, cambio al vertice del Comando Provinciale, il Gen. di Div. Giuseppe Bottillo che lascia per nuovo incarico.
Silvano Trieste 2019-01-10 GDF Trieste, cambio al vertice del Comando Provinciale, il Gen. di Div. Giuseppe Bottillo che lascia per nuovo incarico.

l’intervista



La criminalità organizzata, gli appalti truccati, il lavoro sommerso, il contrabbando. Il riciclaggio nella ristorazione. L’evasione fiscale. La corruzione. «Non bisogna abbassare il livello di attenzione e controllo, perché se è vero che in questa regione c’è un rispetto diffuso della legalità, è anche vero che il territorio non è affatto esente da tutti questi fenomeni. A cominciare proprio dalla criminalità organizzata, come abbiamo visto in porto con la vicenda della Depositi Costieri», avverte il generale Giuseppe Bottillo. Il comandante della Guardia di finanza del Friuli Venezia Giulia lascia l’incarico. Dopo due anni a Trieste, va a Roma a dirigere la Scuola di Perfezionamento Forze di polizia. Una struttura interforze, specializzata nell’alta formazione dei dirigenti anche nell’ambito delle collaborazioni internazionali.

Comandante, due anni a Trieste sono un periodo breve ma sufficiente per capire il territorio sotto il profilo della criminalità. Rispetto al resto del Paese, il Fvg può dirsi comunque un’isola felice per quanto riguarda i fenomeni più preoccupanti come le mafie o la corruzione?

Questa è una regione in cui c’è un rispetto diffuso delle leggi, ma i gravi illeciti vengono riscontrati pure qui. E sono più difficili da scoprire proprio perché la tendenza è il rispetto della legalità e quindi il territorio è meno sensibile a certi temi. La Guardia di finanza si occupa dei grandi fenomeni di evasione, di lotta al sommerso e di lotta alla criminalità organizzata. Cioè le forme di aggressione più complesse dell’equilibrio economico finanziario di un territorio: cioè qualcosa di davvero concreto che inquina il sistema. Pensiamo al caso della Depositi Costieri.

Infatti, in porto non si era mai verificato un vero tentativo di infiltrazione mafiosa.

Nel porto di Trieste abbiamo assistito all’acquisizione di una storica società da parte di soggetti inquadrati nella criminalità organizzata partenopea. I capitali utilizzati erano di provenienza delittuosa. Le indagini preliminari ci hanno detto questo. Siamo riusciti a intervenire grazie all’intervento congiunto dell’autorità giudiziaria, che ha diretto l’indagine, della Prefettura, dell’Agenzia delle dogane e dell’apporto determinante delle altre forze di polizia.

Quanto avvenuto in porto va considerato un caso isolato? O c’è un tentativo di penetrazione territoriale?

Non sappiamo se quello in cui ci siamo imbattuti rappresenti un fenomeno diffuso o un caso singolo. Certo è che ora siamo ancora più attenti a monitorare ciò che accade. Ma non solo in porto: noi vigiliamo su qualunque forma di manifestazione di ricchezza opaca.

Ad esempio?

Pensiamo all’inchiesta di Gorizia sugli appalti, allargata poi alle turbative d’asta e alle frodi nelle pubbliche forniture scoperte nei lavori sulla terza corsia dell’A4 e in altri investimenti importanti. Sono state alterate decine di gare grazie all’accordo a tavolino da parte di imprenditori che si spartivano i lotti.

C’è poi tutto il filone della ristorazione. Due anni fa, ad esempio, è scoppiata un’inchiesta per riciclaggio sulle pizzerie “Peperino”, ma poi archiviata e proseguita per presunti reati di evasione fiscale.

Noi svolgiamo un’attenta analisi di fenomeni di questo tipo. Non entro nel merito del caso Peperino, ma va ricordato che non sempre si riesce a dimostrare al vaglio del giudice un reato così difficile da sostenere come il riciclaggio. Il fatto che permanga l’evasione fiscale, conferma la validità dell’attività investigativa: è un reato gravissimo perché minaccia il bene pubblico. Il denaro evaso è sottratto all’intera collettività.

Numerosi in Fvg anche i sequestri nell’ambito del contrabbando di oli minerali.

Sì, grosse quantità di carburanti e oli di contrabbando. Merce proveniente dall’Est che passa lungo il confine per arrivare in Italia.

Se dovesse descrivere Trieste e il Friuli Venezia Giulia, sul fronte della criminalità organizzata, cosa direbbe?

Una realtà in cui non c’è il condizionamento delle mafie. Non c’è una penetrazione “militare”. Ma è un territorio che, proprio per il suo benessere, è individuato come zona d’elezione per le infiltrazioni finanziarie. Non bisogna abbassare la guardia né sul fronte della prevenzione, né in quello del contrasto. —



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