Carabinieri ancora in cantiere Ascoltati gli ex di Montaggi srl

Sono tornati in cantiere. All’indomani dell’arresto a Panzano dell’imprenditore Victor Julio Araujo Gomez cui la Procura contesta le ipotesi di estorsione, minaccia aggravata e sfruttamento del lavoro, reati pesantissimi che in astratto prevedono pene fino a 8 e 10 anni, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Gorizia hanno iniziato ad ascoltare tutti gli ex dipendenti – venti – de La Montaggi srl, azienda finita un anno fa al centro della prolungata e complessa attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Ilaria Iozzi. Lo hanno fatto di buon’ora, ieri a partire dalle 8.30, e proseguiranno con ogni probabilità fino a sabato. Le testimonianze vengono raccolte a titolo di «persone informate dei fatti». I carabinieri del Nucleo guidati dal tenente colonnello Pasquale Starace puntano a ottenere ulteriori elementi rispetto alle dichiarazioni già acquisite in precedenza da sei operai, due dei quali fuoriusciti dalla ditta. Si tratta di persone di età compresa tra i 24 e 30 anni, di nazionalità maliana, gambiana e senegalese. Gli altri non vengono ascoltati in caserma, ma direttamente in cantiere, all’interno dell’ambiente lavorativo (le persone, come già riferito ieri, sono state assorbite, dopo la radiazione de La Montaggi srl dall’albo dei fornitori di Fincantieri, da altra società).
Sempre ieri mattina altri militari del comando provinciale retto dal tenente colonnello Alessandro Carboni hanno invece depositato sei faldoni con tutti gli atti dell’indagine, salita alla ribalta della cronaca con il nome in codice “Cash and carry”, per il fatto che – sempre stando ai carabinieri – l’indagato, quarantenne di origini venezuelane residente a Redipuglia, dava lo stipendio ai dipendenti e poi ne pretendeva una parte indietro. Cioè «sottoponeva gli operai a proibitive condizioni lavorative, con turni superiori alle dieci ore giornaliere» e parziale retribuzione, con la minaccia «di allontanarli dal posto di lavoro, al fine di ottenere mensilmente, da parte degli stessi, la restituzione di somme variabili dai 200 ai 400 euro dallo stipendio appena ricevuto». Da un punto di vista pratico, come sottolineato da Starace, l’imprenditore, co-titolare de La Montaggi srl, giustificava le trattenute in busta paga come «prestiti», ma stando all’Arma questi sarebbero avvenuti all’insaputa dei diretti interessati, non sempre padroni nella lingua italiana e spesso poco esperti nella lettura della busta paga, taluni perfino inconsapevoli del minor numero di ore di lavoro accreditate dal datore rispetto a quelle effettivamente prestate. «Se invece se ne accorgevano e effettuavano le loro rimostranze – sempre il tenente colonnello – allora scattava la minaccia della perdita del posto di lavoro». Con inevitabile riverbero sui permessi di soggiorno. Gli accertamenti hanno riguardato anche gli estratti dei conti correnti postali intestati ai lavoratori. Tra gli atti depositati, infine, i sequestri effettuati a Padova, dove sette persone, tra organizzatori e docenti di corsi per la sicurezza presso un’agenzia a Selvazzano – in realtà mai sostenuti dagli operai, rimasti sempre in servizio in cantiere, benché formalmente attestati – e ad Ancona, dove pure si sono diretti i militari isontini nel corso dell’attività.
Stamattina, intanto, al Tribunale di Gorizia si terrà il primo interrogatorio di garanzia di Araujo Gomez, che dopo l’arresto di martedì è stato trasferito alla casa circondariale di via Barzellini, dove ha trascorso due notti. L’uomo, ieri, ha incontrato l’avvocato d’ufficio Stefano Podlipnik che ha conferito con lui dalle 8 alle 9.30. «Sta bene – ha spiegato il legale –, ma è preoccupato e dispiaciuto per la sua famiglia e i quattro figli. Victor respinge ogni addebito, vuole chiarire la sua posizione e si riserva di verificare quanto sarà possibile, posto che alcuni episodi circoscritti, così come riferiti, hanno ben altra spiegazione e l’assistito lo può provare anche documentalmente». In tribunale Podlipnik perorerà la commutazione della misura cautelare del carcere in un’altra meno afflittiva. –
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