Casa Malala, tra un mese il gestore Ospiti più che raddoppiati nel 2019

La selezione per affidare la struttura di Fernetti alla stretta finale. L’allarme dei reggenti Ics e Caritas



A breve si conosceranno finalmente le sorti di Casa Malala. E, alla vigilia dell’esito della gara, gli attuali gestori non fanno mistero dei propri timori a riguardo. Anche per questo Ics e Fondazione Caritas hanno dedicato il consueto report statistico di fine anno proprio alla struttura di prima accoglienza di Fernetti, divenuta cruciale con il progressivo intensificarsi del flusso migratorio lungo la rotta balcanica.

Quanto ai profughi passati per Casa Malala, nel corso del 2019 sono più che raddoppiati rispetto al 2018 ma oltre due terzi di questi sono stati trasferiti fuori dal Friuli Venezia Giulia. «Pubblichiamo questi dati – ha spiegato il direttore Caritas, don Alessandro Amodeo, ieri in conferenza stampa – per illustrare la complessità della situazione, che ora potrebbe cambiare. La prima fase dell’aggiudicazione del bando, indetto dalla Prefettura, si è appena conclusa e tutti e quattro i concorrenti l’hanno superata. La scorsa settimana si è avviata la seconda, cioè quella dell’offerta tecnica vera e propria». E ha aggiunto: «Stiamo gestendo la struttura in Rti (raggruppamento temporaneo d’imprese, ndr) con l’Ics sin dalla sua apertura, nel 2016. E, dati reali alla mano, possiamo affermare che il modo migliore di gestire l’accoglienza a Trieste è unire le forze, fare rete».

Il bando era scaduto ad agosto. Uno dei quattro soggetti in corsa è appunto il duo Caritas-Ics, con l’ente diocesano per la prima volta capofila del progetto. Risultano poi in gara tre soggetti extra-regionali: Ors Italia, con sede a Roma ma legata a una più ampia compagnia privata svizzera; la Cooperativa Stella, che assieme a Matrix gestisce centri di accoglienza in tutta Italia, tra cui l’ex caserma Cavarzerani di Udine; un Rti tra le società Versoprobo e Luna. La Svizzera Ors, in particolare, pare aver fatto dell’accoglienza un business: secondo il quotidiano inglese Independent, solo nel 2014 ha incassato 99 milioni di dollari, gestendo campi profughi in Germania e Austria. «Le nostre preoccupazioni – ha preso la parola Gianfranco Schiavone, presidente Ics – riguardano il fatto che tali enti non hanno il polso del nostro territorio. Alcuni di essi, inoltre, sono finiti al centro di inchieste giornalistiche. Se si vogliono garantire i diritti umani fondamentali di chi arriva, il nostro non può essere un lavoro in cui si timbra il cartellino». Fra un mese, al massimo, l’esito della gara.

Entrando nel vivo del report, nel 2019 si è registrata una crescita esponenziale del numero delle presenze a Casa Malala, centro di prima accoglienza – nella stragrande maggioranza dei casi, in senso più che letterale – dalla capienza di un centinaio di posti. Si va dai 42 accolti di gennaio agli oltre 250 di media mensile, tra luglio e ottobre, per un totale di 1479 nei primi dieci mesi dell’anno (novembre non è conteggiato ma si sa che c’è stato un calo degli arrivi molto lieve). Tutti provenienti dalla rotta balcanica. Di questi, 1041 sono stati trasferiti in altre regioni italiane, coerentemente con quanto già annunciato più volte dalla Prefettura: solo una minoranza è entrata nei circuiti d’accoglienza locali e regionali. A proposito dell’accoglienza diffusa a Trieste, invece, nessuna novità: continua a funzionare in regime di proroga. «Nessuno si aspettava di arrivare a dicembre 2019 – ha commentato Schiavone – senza indicazioni dal Ministero dell’Interno, su come tornare indietro rispetto ai capitolati fatti dal governo precedente». —



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