Chiesa armena in sicurezza Ma per riaprirla serve di più

Chiusura per i lavori da 90 mila euro mirati a eliminare i potenziali rischi di crollo Per riaprire la struttura, inaccessibile dal 2009, sono però necessari altri fondi
Lasorte Trieste 09/03/20 - Via Giustinelli, Chiesa degli Armeni
Lasorte Trieste 09/03/20 - Via Giustinelli, Chiesa degli Armeni



La chiesa degli armeni mechitaristi di via Giustinelli ha ripreso, almeno da fuori, un aspetto un po’ più “sano”. Sono di fatto terminati i lavori di restauro avviati lo scorso anno grazie a un fondo regionale, messo a bilancio dall’ex giunta Serracchiani, di 90 mila euro. Lavori che hanno riguardato il parziale restauro e la messa in sicurezza della copertura della sacrestia e della chiesa. L’intervento è stato mirato alla salvaguardia del tempio, oggetto di infiltrazioni continue, causate dal crollo di una parte del tetto, a sua volta vittima di un albero molto invadente. Sono stati inoltre ripristinati alcuni serramenti oltre alla lanterna in cima alla chiesa mentre, proprio per la complessità delle prime operazioni, non è stato possibile, come invece inizialmente preventivato, riportare all’antico splendore i piccoli campanili sulla sommità.

A operare in qualità di progettista e direttore dei lavori è stato l’architetto Andrea Benedetti con il progettista e coordinatore della sicurezza Fabio Radanich e l’impresa di costruzioni Giovanni Cramer & Figli. «Grazie al tempestivo contributo della Direzione centrale Cultura della Regione è stato possibile intervenire sulle situazioni più critiche del compendio architettonico, invertendo una tendenza al degrado e all’abbandono che potevano sembrare irreversibili. Purtroppo non si è trattato di un intervento sufficiente per rendere la chiesa agibile – spiega Benedetti – ma così la struttura viene almeno preservata: non ci saranno situazioni di pericolo in futuro». La situazione di abbandono dell’edificio si procrastina da una decina d’anni, da quando, nel 2009, fu per l’ultima volta utilizzato anche quale luogo di incontri musicali, grazie in particolare alle note dell’organo di Kugy del 1860, ancora lì presente, dalla comunità cattolica tedesca che l’aveva in comodato d’uso dai mechitaristi. Difficile dire quando la congregazione armena, che ha sede a Venezia sull’isola di San Lazzaro degli Armeni, riuscirà a riaprire le porte dell’intero complesso.

L’intenzione è quella di restaurare tutto l’edificio. Serve una somma cospicua, utile anche a rimettere in sesto gli otto appartamenti adiacenti. La raccolta fondi “ad hoc” è iniziata ancora negli anni scorsi. Decisivo il maggio 2017 quando Levon Zekiyan, il delegato pontificio della Congregazione, nonché arcieparca degli armeni cattolici di Istanbul, era venuto a Trieste per sensibilizzare le istituzioni locali affinché contribuissero al restauro della struttura sul colle di San Vito, che in questa zona dalla seconda metà ’700 fu abitata proprio dagli armeni.

In quell’occasione fu accompagnato dai rappresentanti del “Comitato Chiesa degli armeni” e del Comitato Ararats (composto dagli ultimi discendenti armeni che risiedono a Trieste). «C’è la ferma volontà di riportare in vita la chiesa e anche gli edifici a lato da parte della congregazione mechitarista – spiegano il presidente del Comitato Ararats Fabio Mardirossian e la vicepresidente Adriana Hovhannessian – ma bisogna trovare nuovi finanziamenti, magari trovando una società che potrebbe farsi carico del restauro di alcune ali della struttura che poi potrebbero essere messe in affitto. Noi ci diamo da fare ma attendiamo ancora le indicazioni della Congregazione che lentamente sta prendendo in mano la situazione avendo tante proprietà in giro per il mondo».—



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