Cisint: «Fincantieri si scusi, ha umiliato la città. Serve nuovo modello produttivo»
![FILE - In this April 19, 2017 file photo, Italy''s Giuseppe Bono, CEO of Fincantieri, delivers his speech at the STX shipyard in Saint-Nazaire, western France. The French and Italian governments are confident a deal will be announced Wednesday Sept. 27, 2017 allowing Italian shipbuilder Fincantieri to take control of a key French shipyard, ending a weeks-long disagreement between the countries. (ANSA/AP Photo/David Vincent, File) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]](https://images.ilpiccolo.it/view/acePublic/alias/contentid/e1da82b8-69f6-4be9-88a8-e4c823d1aad2/0/fincantieri-stx-vestager-non-guarderemo-a-bandiera.webp?f=16%3A9&w=840)
Non sono piaciute, ad Anna Cisint, le dichiarazioni giunte da Castellamare sull’indisponibilità delle maestranze locali a “fare certi lavori”. Difatti si è messa davanti alla tastiera del pc e ha scritto una sferzante missiva indirizzata a Giuseppe Bono e Giampiero Massolo, rispettivamente ad e presidente di Fincantieri spa; per conoscenza inoltrata pure a una sfilza così di soggetti istituzionali, tra cui il vicepremier Matteo Salvini, i sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Claudio Durigon, i vertici di Cassa depositi e prestiti, e pure il prefetto Massimo Marchesiello, oltre al governatore Massimiliano Fedriga. Al centro del documento «un intervento immediato di chiarimento sulla reale volontà di modificare, a Panzano, il devastante modello produttivo sinora praticato e basato sull’impiego massiccio di manodopera straniera». E richieste di scuse alla «città umiliata».
Il sindaco scrive dello «sconcerto» suscitato dalle «affermazioni, oltre che inaccettabili, altamente offensive per un territorio che da generazioni sente forte l’orgoglio di contribuire alla costruzione delle “navi più belle del mondo”», ma che sta «pagando un tributo troppo alto in termini di tensioni sociali e perdita d’identità». «Tali asserzioni paiono, infatti, voler trovare un alibi – aggiunge – e ridimensionare la gravità di quanto emerso con il caso della ditta Montaggi, che impiegava esclusivamente stranieri per la propria attività». Per Cisint va rivisto «il modello produttivo affinché le ricadute siano governate nell’interesse dell’azienda, ma anche della città, in un rapporto alla pari e di rispetto». «Monfalcone – sempre il sindaco – oggi si avvicina al 25% di stranieri, non ha più alloggi disponibili, mentre l’Isontino sfiora il 10% di disoccupati, quasi il doppio delle media regionale». In tal contesto «il massiccio impiego di manodopera straniera non rappresenta più un modello sostenibile: determina di fatto una discriminazione verso i lavoratori locali». «I recenti fatti – sostiene – fanno supporre che il sistema produttivo attuato generi un diffuso dumping contrattuale e salariale rivolto verso soggetti ricattabili e fanno emergere situazioni non più accettabili e peraltro contrarie al Protocollo di legalità sottoscritto con il Ministero dell’Interno nel 2017». «Come la Montaggi – conclude – esistono decine di altre ditte di subappalto che impiegano solo immigrati dai paesi più poveri ed emarginati, a cui non è richiesta particolare qualifica, e ciò legittima il dubbio di possibili diffuse condizioni capestro di abuso cui possono essere soggetti. Situazione non più accettabile». —
T.C.
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