Come poter essere una capitale

Alle Europee Trieste, insieme a tutta la Regione, sceglierà liberamente da che parte stare: chiudersi in se stessa o lasciarsi contaminare
Una veduta di piazza Unità
Una veduta di piazza Unità

Un giovane studioso ungherese, Péter Techet, ha fatto circolare anche qui una suggestione: Trieste potenziale capitale di una nuova Europa. O della stessa, che però riconosce i suoi limiti attuali nella rilettura della propria storia. Il giornalista e storico, chiamato da TS4 e Circolo della stampa a condividere la sua visione/provocazione, indica un ancoraggio saldo per Trieste legato al suo essere (o tornare a essere) Mitteleuropa senza piegarsi alla nostalgia; e una possibile rotta per l’Unione e i paesi che la compongono: il cosmopolitismo e il transnazionalismo spina dorsale dell’Impero e dei suoi trionfi (non si parla qui di dispotismo e/o democrazia ma di scena geopolitica) come antidoto ai nazionalismi o sovranismi che spaventano o minano la costruzione dei padri, forse anche domenica alle urne. Perché il vero scontro alle Europee è quello: non tanto destra, sinistra o altro ma da un lato chi crede ancora possibile destino comune per il cuore dell’Occidente e dall’altro chi ripiega sui particolarismi, sul possibile vantaggio a breve da conquistare o difendere in competizione con i popoli prima ancora che con gli stati fratelli.

Anche Trieste insieme a tutta la Regione sceglierà liberamente da che parte stare, per la sua parte e per quanto distratta dall’uso interno fatto di queste elezioni, test sul consenso di capetti e kapò di governo. Ma la vocazione a essere luogo chiave nel destino europeo rimarrà anche e soprattutto dal 28 maggio in poi. E la scelta sarà ogni giorno tra il chiudersi in sé stessi o lasciarsi contaminare: dalle genti o, meglio, dai processi. Con l’ambizione e lo sforzo di intercettarli, comprenderli, persino guidarli. Di essere il posto franco, l’hub, dove non solo far transitare merci e attività ma più ancora coltivare l’idea e il progetto di un modo nuovo di stare insieme, fino a coglierne per primi il frutto. Da crocevia e non crocicchio lungo il ridispiegarsi della storia, che da sempre nel suo cammino passa di qui.
 

Argomenti:editoriali

Riproduzione riservata © Il Piccolo