Cosolini: «Se muore Metacarso la colpa è di Covacich»

Caro Direttore,
Metacarso non si farà per la semplice ragione che il suo ideatore, Mauro Covacich, ha deciso così proprio nel momento in cui il Comune dava certezze definitive,organizzative, gestionali ed economiche, per il suo svolgimento.
Sul resto meglio sarebbe stendere un velo se la ricostruzione che ne fa Covacich non fosse così arbitraria e, diciamo, inesatta da essere lesiva per l'immagine della città, del Comune e del Sindaco.
Nulla da dire sulla prima parte: Covacich ha portato un suo progetto, che abbiamo giudicato molto interessante, e ci ha proposto di realizzarlo come Comune e di affidargli l'incarico professionale di coordinarlo: richiesta legittima, non scontata, ma è pur vero che non sempre si può semplicemente donare un'idea alla città. A questa richiesta se ne aggiungevano altre, staff di fiducia ecc., non tutte così semplici da esaudire rispettando le norme che noi, banali amministratori locali, siamo chiamati ad applicare.
Un lavoro preparatorio è comunque iniziato, pur nelle more dell'adozione degli atti amministrativi propri di un ente pubblico, resi ancor più complicati dalla situazione molto difficile nella quale siamo entrati.
Io e i miei collaboratori abbiamo facilitato tutti i contatti a Covacich: da Orazi a Peroni, da Martinelli a De Incontrera, a Giacca, ad altri operatori culturali come Cappella Underground e Miela, per creare le condizioni per una coralità, per un gioco di squadra attorno al progetto. Gioco di squadra non sempre facile da costruire soprattutto quando l'allenatore vuole essere anche capitano, play maker e pivot: ovvero non solo dare le coordinate culturali del progetto dentro le quali chi fa teatro, chi fa musica, chi fa cinema o chi fa scienza operi le sue scelte ma piuttosto indicarle in termini piuttosto perentori, dimostrando anche una versatilità certo inusuale, si tratti di musica, di balletto o di teatro.
Ma, ci siamo detti, il progetto era suo; questo lo portava ad esempio a esprimersi negativamente su un nome come Carlo Petrini, propostogli in quanto espressione di una grande storia di tutela di identità culturali , perchè... non gli andava bene.
Forse qui sta il primo problema, che mi rimprovero di aver sottovalutato: si può realizzare un grande progetto culturale sull'identità della città e tenere in così poca considerazione ciò che questa città produce ed esprime? Eppure esiste un evento come Spaesati, vicino al tema di Metacarso, eppure esistono realtà che operano, con fatica e merito, con professionalità e risultati, e chiedono non che non ci sia il grande progetto ma semmai che questo consenta di partecipare ed esprimersi e non li escluda in partenza.
Ma veniamo all'epilogo, dove Covacich stravolge a mio avviso, e ad avviso di tante persone che hanno assistito, i fatti. Innanzitutto quelli che a lui sembrano blackout o silenzi sono in realtà, e i miei collaboratori glielo dicevano e, per fortuna, scrivevano, periodi in cui si materializzano criticità inedite, di numeri e di percorso, per i nostri bilanci.
Ma questo gli appare poco rilevante visto che, mi d. ice, ha letto che la Regione ha ridotto a termini accettabili (!!)i tagli alla cultura e quindi l'emergenza di cui gli parlo gli è incomprensibile! Forse da questo punto di vista chi fa cultura in Regione la pensa diversamente da De Anna, soprattutto quelli che perdono stipendio o posto di lavoro. Se con la stessa attenzione con cui ha letto gli annunci del "ridimensionamento" dei tagli alla cultura (dove come si sa i conti non tornano)avesse letto anche dei 20 milioni in meno del nostro bilancio, maturati tra metà novembre e metà dicembre, avrebbe apprezzato lo sforzo di fare comunque Metacarso che ostinatamente portavamo avanti. Veniamo all'ultima riunione dove comunico che, non potendo il Comune approvare il bilancio 2013 prima di aprile( lo dice la legge finanziaria regionale, approvata a metà dicembre,non io) ciò impedisce le necessarie tempestive assunzioni di impegni di spesa e contrattuali( se non ci sono le poste di bilancio il Comune non può impegnare...).
Indico come soluzione di chiedere al Verdi, già chiamato a collaborare per parte musicale e location, di gestire dal punto di vista del braccio organizzativo l'evento. Non di cedere l'evento al Verdi, come scrive deformando la realtà Covacich, ma di mantenerlo sotto l'egida del Comune avvalendoci di un soggetto che può acquisire gli sponsor resisi disponibili, su iniziativa del Comune, assumere gli impegni verso gli ospiti, fornire servizi di segreteria organizzativa, da subito!
Capiscono tutti, ovvero il dott. Lorenzut, il dott. Miracco, la dott.ssa Taucer, le due brave collaboratrici di Covacich, che questo è il modo per andare avanti nonostante tutto e anzi accelerare sui ritardi accumulati non per nostra volontà. Covacich invece non capisce, mi attribuisce disonestà e quando a quel punto (anche a me a volte nonostante la pazienza girano...) mi alzo e lascio la riunione mi segue urlando e insultandomi nuovamente. La scena è tale che in situazioni normali i commessi chiamerebbero la polizia locale.
Sconcertato dalla reazione chiedo comunque ai miei collaboratori di continuare, distinguendo la questione personale dall'interesse comunque a dar seguito al progetto, ma Covacich a quel punto deciderà e comunicherà che per quanto riguarda lui il progetto è morto.
Ha deciso lui, non il Comune, come dicevo all'inizio,che Metacarso non si fa. Se lo ha fatto perchè ha interpretato i nostri sforzi di adattare la realizzabilità a situazioni che cambiavano in negativo come disinteresse o cambiamenti strumentali mi dispiace ma credo avesse tutti gli elementi per capire... basta non mettersi al centro del mondo.
Se poi, come mi ha scritto, gli è parso un affronto proporgli il Verdi in quanto a suo dire simbolo della conservazione culturale ebbene credo che riemerga quella diffidenza, quell'atteggiamento di superiorità di cui parlavo più sopra. Suona strano perciò che oggi citi Orazi nella sua lettera.
Chiudiamola qua: la città non avrà Metacarso, avrà Triestenext, Kounellis, la storia del Lloyd Triestino, i festival cinematografici, un'estate culturale in cui valorizzeremo le tante capacità che ci sono, in un 2013 che ci vedrà impegnati a salvare e rafforzare un patrimonio culturale che rischia di essere massacrato dai tagli, a tenere aperti i contenitori di cultura che rischiano di chiudere e che vogliamo invece far scoprire e valorizzare. Avrà poi anche un grande evento e sarà, come già accade perTriestenext, prodotto di talento individuale ma anche di quell'intelligenza collettiva di cui Trieste è ancora ricca.
Rassicuro infine Covacich su un aspetto: il ponte con cui conclude per trarne teatrali metafore non è corto e glielo dico non per difendere il Sindaco ma la professionalità e la dignità di chi ha lavorato a quel progetto.
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