Dai lanci di pietre sulle auto ai raid vandalici al ricreatorio
Non è la prima volta che sull’Altipiano bande di minorenni gettano nel panico i residenti.
Lo scorso anno degli adolescenti si erano “divertiti” tirando delle grosse pietre contro le automobili di passaggio. A farne le spese erano state un paio di autovetture che, nella zona di via Santa Fosca, raggiunte dai massi, erano rimaste danneggiate sulle portiere.
Questi giovani agivano all’imbrunire, quando la mancanza di luce consentiva loro di nascondersi con maggior facilità tra le siepi. Ma qualcuno era riuscito a intravederli. Una donna vittima di uno di questi raid a bordo della sua automobile, dopo essere sobbalzata sul sedile a causa della paura per il forte colpo dovuto al masso che aveva colpito la portiera anteriore, aveva notato a bordo strada un gruppo di quattro-cinque ragazzini che scappavano.
Un’altra banda composta da tre minori era finita nei guai per i danni al ricreatorio Fonda Savio di Opicina. Era stata la firma “Sicor”, apposta accanto alle scritte e agli scarabocchi con i quali avevano imbrattato i muri della struttura, a tradirli. I minori non si erano limitati a sporcare quelle pareti a colpi di bombolette spray, ma avevano anche distrutto l’impianto di condizionamento e se l’erano presa inoltre con i giochi dei bambini.
Gli agenti delle polizia locale, dopo diversi appostamenti anche notturni, erano riusciti a individuare i responsabili. È toccato poi ai loro genitori mettere mano ai portafogli per risarcire quei danni.
Ragazzi di età compresa tra i 16 e i 17 anni erano stati al centro di un altro caso. I carabinieri della Compagnia di Aurisina lo scorso anno avevano sgominato una banda di sei minorenni che si era “dedicata” al furto di automobili. Gli adolescenti, alcuni peraltro già noti ai militari, avevano talvolta sottratto oggetti dall’interno delle vetture e in altri casi le rubavano abbandonandole in varie località.
I militari dell’Arma li avevano incastrati intensificando l’attenzione sui furti d’auto, fenomeno che da tempo ha registrato una recrudescenza in città e sul Carso triestino. Con appostamenti e pedinamenti, i carabinieri erano riusciti a individuare la “gang” colpevole di questi colpi. Dopo aver notato, infatti, uno dei componenti della stessa, lo avevano pedinato arrivando a scoprire un capanno a Santa Croce di Aurisina, dove la banda si rifugiava dopo i furti e dove depositava la refurtiva. —
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