Delitto Carli, assassini ancora in fuga

Fuggiti all’estero e svaniti nel nulla. A sei mesi esatti dall’omicidio di Aldo Carli, l’ex gioielliere di 75 anni ucciso nella sua villa di via del Refosco a Opicina, i colpevoli sono ancora in libertà. Almeno ufficialmente visto che, secondo quanto trapela, uno dei tre assassini attualmente ricercati - una donna e due uomini - potrebbe trovarsi in un carcere serbo per altri reati. Ma non ci sono conferme sicure in questo senso. Sulla carta, ad oggi, la banda che ha fatto irruzione nell’abitazione di Carli la notte tra il 19 e il 20 dicembre, resta sempre latitante. E con ogni probabilità è proprio in Serbia. Le identità dei criminali sono note, ma catturali in un Paese non comunitario non è affatto semplice sul piano giudiziario. L’unica in cella è Ljubica Kostic, una quarantacinquenne residente a Quarto d’Altino che - come accertato - era presente quella notte assieme alla banda. È accusata di concorso in omicidio. L’avvocato Paolo Codiglia, che difende la detenuta, lo scorso febbraio ha fatto ricorso in Cassazione per la revoca della misura cautelare. Il 10 luglio è attesa l’udienza. «In tutti questi mesi non è successo niente sul fronte delle indagini - osserva il legale - ma la mia assistita è sempre in carcere al Coroneo».
Il delitto Gli assassini sono entrati nella villa di notte. Il settantacinquenne è stato legato al collo e alle mani con delle fascette di plastica, quelle usate dagli elettricisti. Poi è stato picchiato e seviziato. L’uomo è morto strangolato. Nell’autopsia sono state riscontrate graffiature, contusioni al volto, lesioni dentarie ed ematomi vari. Un orecchio era quasi staccato. L’autopsia ha appurato che l’ex gioielliere è deceduto per “insufficienza vagale” causata da una forte stretta alla gola. Gli aguzzini hanno tentato di soffocare pure la madre di Aldo, una novantaquattrenne non vedente che dormiva in una delle stanze della casa. Le hanno schiacciato un cuscino in faccia ma lei si è salvata perché gli assassini l’hanno creduta morta. Il corpo di Carli è stato rinvenuto il mattino successivo in giardino, sul retro della casa, da due operai che lavoravano in un cantiere di fronte alla villa. Quella notte nella villa c’era anche la moglie di Carli, la sessantatreenne Zdenka Poh. La donna ha dichiarato di non essersi accorta di nulla. Dormiva al piano di sopra. Non avrebbe sentito le urla e i colpi della colluttazione.
Il movente Perché tanta ferocia? Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm Federico Frezza, hanno presto messo in chiaro che a uccidere Carli non è stata una banda di criminali che rapina case. Anche perché dall’abitazione non era sparito nulla. Tutto portava a pensare a una spedizione punitiva. È scavando nel passato dell’ex gioielliere che gli investigatori hanno capito cosa c’era dietro al giallo: un giro di prestiti, debiti, ricatti ed estorsioni.
I ricercati L’indiziata numero uno, su cui pende un mandato di arresto internazionale, è Olivera Ristic Petrovic, una prostituta che in passato viveva a Trieste e con cui l’ex gioielliere era in rapporti di conoscenza dal 2011. Da quell’anno l’ex commerciante le aveva prestato ben 240 mila euro tra contanti e gioielli. I due avevano in piedi affari e, come emerso nell’inchiesta, favori sessuali. Dopo il delitto la donna è fuggita probabilmente in Serbia. Per nascondersi sta usando diverse identità. La polizia sta dando la caccia anche agli altri due assassini: uno risponderebbe al nome di “Dusan”, l’altro a quello di “Milan”. Uno dei due potrebbe essere in una cella serba, detenuto per altri motivi.
Gli ostacoli giudiziari Il pressing del pm Frezza per smuovere le indagini e consegnare alla giustizia gli assassini è costante. Ma per catturare i criminali in Serbia serve una stretta collaborazione con le autorità balcaniche. Il Paese però non è nell’Unione europea e quindi le procedure per il riconoscimento e l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari sollecitati dall’Italia (mandati di arresto, misure cautelari, concessione dell’estradizione, ad esempio), sono più complesse e tutt’altro che automatiche. E nemmeno vincolanti. Molto si gioca sul filo di questi rapporti.
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