Dipiazza: Ferriera, ora decisioni drammatiche

I rilevamenti Arpa relativi alla media di settembre confermano il benzoapirene al doppio del limite
«Prima correvamo dietro a questioni di imbrattamento, ma ora stiamo parlando di inquinamento, di sostanze mutagene e cancerogene. Con serietà e serenità chiedo al Consiglio comunale, alla città, un’assunzione di responsabilità: dobbiamo affrontare un problema angosciante e drammatico che rappresenta forse uno dei momenti più difficili di questi anni. Vi chiedo di ragionare tutti assieme: entro dieci, al massimo quindici giorni questa amministrazione dovrà prendere delle decisioni che potrebbero essere drammatiche. Ma con questi dati non possiamo pensare di lasciare così chi vive con l’ansia».


Questo il senso dell’appello che ieri sera il sindaco Roberto Dipiazza ha lanciato al consiglio comunale dopo avere illustrata la situazione della Ferriera e letti passi del carteggio intercorso di recente fra piazza Unità, Azienda sanitaria, Arpa, Lucchini spa, Procura della Repubblica. Una situazione che appare «drammatica», come l’ha definita più volte Dipiazza durante l’attesa audizione sul tema (di cui l’aula discuterà lunedì prossimo), anche alla luce dei dati giunti il 22 ottobre dall’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente: dati sulle emissioni di settembre, che non presentano nella media mensile lo sforamento del Pm10, ma evidenziano - sempre nella media mensile - il dato di 2,2 nanogrammi per metro cubo di benzoapirene, contro il limite previsto in 1.


È questo uno degli elementi che Dipiazza ha portato in aula. Assieme a un altro: una lettera inviata il 19 ottobre al Comune dal direttore dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli in merito all’autorizzazione integrata ambientale, quella su cui gli enti locali - Comune, Provincia, Regione, Arpa e Azienda sanitaria - dovranno votare il 30 ottobre se riterranno soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti ai fini dell’ambiente. Lucchini spa - che ha sollevato a più riprese obiezioni precise sul posizionamento delle centraline da cui i dati provengono - ha progettato una massiccia serie di interventi sullo stabilimento, dichiarandosi più volte disponibile a collaborare con gli enti locali per proseguire l’attività nel rispetto delle norme e dell’ambiente. I lavori progettati, secondo il consulente della Procura, l’ingegnere Marco Boscolo, sono «di pronta eseguibilità e di ottima efficacia» e possono portare a un abbattimento delle polveri totali «pari al 45%».


La relazione dell’ingegnere, scrive Rotelli, non consente però di valutare quale possa essere «la riduzione quantitativa della frazione delle polveri inalabili né di altri importanti inquinanti quali gli Ipa, nei loro cogeneri, e il benzene». Inoltre, considerando i tempi di attuazione delle migliorie, «si può ritenere che l’abbattimento delle polveri totali possa avvenire appena nell’ottobre 2009». E giacché la legge prevede che le verifiche possano essere fatte entro sei mesi dalla messa a regime dell’impianto, «dati attendibili sull’efficacia degli interventi», conclude Rotelli, «saranno disponibili appena all’inizio del 2011». Commento di Dipiazza: «Questo significa che se chiudiamo l’accordo per l’autorizzazione integrata ambientale potremo presentarci a Servola» per verificare i dati sull’aria «nel 2011: cosa che non credo sia possibile», ha dichiarato ricordando come l’Azienda sanitaria osservi che «nel periodo di transizione dovranno essere sempre rispettati i valori limite di qualità dell’aria». È questa, si diceva, solo una delle lettere che Dipiazza ha pubblicamente letto citando l’iter fin qui percorso, dalla missiva con cui il 21 settembre l’Azienda sanitaria segnalava sforamenti del Pm10 e di benzoapirene, alla richiesta da parte del Comune di dati aggiornati a settembre, a una lettera con cui il pm Federico Frezza il 10 ottobre evidenziava a sua volta, nei dati fin lì disponibili, concentrazioni di Pm10 e benzoapirene superiori ai limiti consentiti.


Gli ultimi dati forniti dall’Arpa andranno analizzati dall’Azienda sanitaria. Ma «la verità - per Dipiazza - è che non esiste la possibilità che un’acciaieria resti nel centro della città». Ma «c’è un problema che si aggiunge al problema: ho chiesto a Sertubi», azienda la cui produzione è vincolata a quella della Ferriera, «cosa comporterebbe l’eventuale dismissione della Ferriera: riuscirebbero a inserire un forno elettrico?» Ne è uscito - sempre nella relazione di Dipiazza - che «Sertubi perde 5-6 milioni di euro l’anno, e un forno elettrico porterebbe a ulteriori 4 milioni di passivo», assorbiti dal gruppo di cui fa parte. E in Sertubi «abbiamo altri 200 lavoratori», che si aggiungono ai 500 di Servola con i quali «dovremo parlare». Altro tema toccato da Dipiazza, l’interesse che Arvedi ha ribadito per un’eventuale acquisizione della Ferriera: «Non me la sentivo di dire ad Arvedi di investire qui, per poi magari chiudere...». «Non ho fatto alcuna considerazione, l’imprenditore è libero», ha precisato più tardi Dipiazza: «Ma mi sono sentito in dovere di comunicargli la situazione».


Fin qui la situazione delineata dal sindaco all’aula, perché «il problema vero c’è stato quando la Ferriera l’abbiamo riaperta», ha aggiunto. Dipiazza ha annunciato per oggi un incontro con la proprietà dello stabilimento: «Ci confronteremo, vedremo a che punto siamo, considereremo soluzioni e tempi». Il sindaco ha anche detto che «se prendiamo decisioni diffili avremo 24 mesi di tempo» (il riferimento è al salario che in quel periodo spetterebbe ai lavoratori) «e il nostro impegno è di corrispondere la differenza ai dipendenti». Terminata la relazione, «vorrei che qualcuno mi dicesse qual è la soluzione alternativa al mio no», ha chiuso Dipiazza.
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